Non sono personalmente un fan di queste classifiche, tuttavia un numero di considerevole di utenti sono arrivati alla realtà virtuale da poco e quindi un riepilogo di ciò che è avvenuto durante l’anno può risultare utile. Ho usato alcuni criteri per redigere questa classifica, che non va presa troppo alla lettera in quanto ho cercato di coprire generi ed esperienze differenti, escludendo ad esempio Dead Effect 2 e Serious Sam 3 in quanto esponenti dei relativi generi di maggiore qualità risultavano già in classifica. Innanzitutto devono essere tutti giochi che non sono attualmente in accesso anticipato, status di cui si è abusato con prepotenza nel VR a grave danno di coloro che effettivamente sono in grado di portare a termine un progetto videoludico senza improvvisarsi sviluppatori e direttori artistici (una stretta minoranza). Secondo elemento, devono essere usciti effettivamente nel 2017 il che esclude un sacco di ottima roba. Terzo elemento devono offrire un ragionevole numero di ore di gioco e/o una decente rigiocabilità, cosa che ben giustifica le prime due posizioni. Fate ben attenzione al supporto, il mio punto di vista è quello di un utente Vive e quindi la piattaforma naturale per il software SteamVR, non tutti questi prodotti sono adatti all’uso con Oculus Rift o sistemi Windows Mixed Reality, anche se solitamente dove non arriva lo sviluppatore arriva la comunità con patch varie. Buona lettura.

Prima posizione: Fallout 4 VR

Non un porting perfetto o la prima scelta per mostrare la realtà virtuale agli amici, ma da solo offre una longevità superiore a tutti i giochi della classifica rimanenti messi assieme i quali sono a loro volta tra i più longevi disponibili su Steam. Se potete vivere con un po’ di reproiezione e vi interessa più la sostanza della forma, questo è un vero videogioco e un vero rpg ed è tutt’altra esperienza il giocarlo in VR. Occhio se avete problemi alla schiena, fare sessioni di cinque o più ore in piedi può essere usurante.

Recensione

Seconda posizione: The Talos Principle VR

Un rompicapo piuttosto buono che migliora man mano che si prosegue nel gioco, con una storia ed una ambientazione entrambe fenomenali. Tra l’altro si adatta alla realtà virtuale alla perfezione sfruttandone la maggiore consapevolezza spaziale, visto che gli enigmi sono tutti logistici. Viene da Croteam quindi anche il comparto tecnico è una garanzia. E’ bello lungo e pieno di segreti. A meno che i rompicapo non vi spaventino e vogliate solo azione, un eccellente aggiunta alla vostra libreria.

Recensione

Terza posizione: The Invisible Hours

Vi serve capire ragionevolmente bene la lingua inglese ed anche se ci sono i sottotitoli le voci provengono tutte da veri attori, e andrebbero seguite con attenzione in quanto è un esperimento recitativo, non una avventura punta e clicca. Non so se sia pertinente chiamarlo videogioco, ma i Tequila Works hanno tirato fuori dal cappello qualcosa di davvero geniale, riesco a fatica ad immaginare in quanti modi un simile approccio potrà venire usato nel futuro. Bravi davvero.

Recensione

Quarta posizione: Raw Data

In circolazione da così tanto da avere un vago retrogusto di già visto, ma la verità è che Survios ha aggiunto al progetto iniziale tonnellate di contenuti a cadenze regolari e programmate, ora Raw Data è estremamente longevo sia giocato in singolo che in una delle varie modalità multiplayer. Anche sotto il lato tecnico è migliorato di un grosso margine, tra le cose migliori che possiate provare o far provare in realtà virtuale.

Recensione

Quinta posizione: Everspace

Questo titolo supporta la realtà virtuale da qualche tempo e aveva inizialmente tutta una serie di problemi in questo ambito, soprattuto legati alle performance grafiche. In tempo per la fine dell’accesso anticipato Rockfish ha riscritto il suo gioco con una revisione più nuova del motore Unreal, con un considerevole miglioramento per l’utenza VR. E’ un titolo solido e longevo anche su standard per monitor, il che è un ottimo biglietto da visita se cercate sostanza. Il controllo è arcade ed improntato all’azione, ma senza lo spessore di carta velina di un EVE Valkyrie, questo è un vero rpg roguelike dove investire il proprio tempo. Belli anche i DLC.

Recensione

Sesta posizione: Doom VFR

I due titolo Bethesda hanno avuto il loro coro di critiche, alcune meritate per la scarsa propensione nel supportare il Rift, anche se era un comportamento ampiamente atteso ed anzi si temeva una maggiore severità (tipo quella di Rockstar per L.A. Noire). Tuttavia in quanto sparatutto d’azione DOOM VFR è davvero un titolo sopraffino, sia per l’originale ed efficacissimo sistema di movimento che lo rende più frenetico di qualsiasi Serious Sam ma anche molto più confortevole e attuale, sia per il bullet time unito a cruente fatality che in VR fanno un certo effetto. Non molto longevo ma pieno zeppo di segreti e di livelli del Doom classico da trovare e giocare.

Recensione

Settima posizione: Organ Quarter

Un vero survival horror fatto da un piccolo team con pochi mezzi, ma con tanta passione. Cita platealmente i primi Silent Hill e anche come qualità grafica low-fi non è che siamo tanto lontani dalla PSX, ma ha l’atmosfera e lo stile giusti. Totalmente privo di cosiddetti “scare jump” ovvero suoni improvvisi e oggetti lanciati in faccia, che in realtà virtuale sanno essere davvero terrificanti (altro che cinema) è tuttavia in grado di farvi stringere in più di una occasione, mentre vi aggirerete senza munizioni nella corruzione orrifica del quartiere dell’organo. Un po di sbavature qui e là, ma un bel gioco che in attesa del porting PC dell’ultimo Resident Evil in realtà virtuale ha davvero pochi concorrenti.

Recensione

Ottava posizione: Airtone

Questo gioco è una vera perla, se amate il genere sia ludico che musicale (jpop e jrock) . Apparentemente simile ad Audioshield e soci, si tratta in realtà di un vero rythm game con la sua campagna, la sua colonna sonora di 25 tracce appositamente scritta ed ogni singola battuta o scenario sincronizzato alla bisogna. Niente oggetti fuori tempo o senza senso, ogni singolo tocco (e ce ne sono di un paio di tipi) va a formare una coreografia di percussioni che forma quasi una danza, e che richiederà nei livelli avanzati una coordinazione sovrumana. C’è anche un po di storia e buffi personaggi in tipico stile anime. Non per nulla c’è dietro un team che collabora con Bandai Namco.

Nona posizione: The Golf Club VR

Inizialmente aveva dei non indifferenti problemi prestazionali, che son stati risolti solo in parte. Il golf tra l’altro è uno sport che impone visibilità a grande distanza, che tra screendoor dei visori (l’effetto zanzariera) ed il peso computazionale del supersampling non crea un clima favorevole. Tuttavia The Golf Club è un simulatore vero, richiede ore se non decine di ore ad essere padroneggiato, ha centinaia di buche e la possibilità di crearne di proprie, ed anche il sistema di tiro è complesso ma dotato di notevole profondità. Avendo provato tutti i titoli golfistici per VR, questo è anni luce avanti e personalmente non mi viene in mente un simulatore sportivo migliore di questo, se non il classico Eleven per il ping pong che è tuttavia del 2016.

Decima posizione: L.A. Noire The VR Case Files

Meriterebbe forse una posizione più alta, ma come ho già detto l’ordine non va preso troppo sul serio e Rockstar avrebbe dovuto fare non un pezzetto ma tutto il L.A. Noire per VR e allora sarebbe stato sicuramente sul podio. A parte la brevità, il titolo è davvero notevole proponendo un assaggio reale sia di come può essere gestito un open world alla GTA nei frangenti in auto che più in generale una avventura grafica. Se l’è battuta con The Gallery – Episode 2: Heart of the Emberstone, altra ottima avventura VR, ma tra i due preferisco questo. Già menzionato il mancato supporto Rift, con tanto di disclaimer di hardware non supportato.

Recensione