The Invisible Hours: la recensione

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Introduzione

Sette uomini ed un cadavere. Un inizio classico per un titolo che miscela tradizione teatrale e genere giallo in un formato totalmente nuovo. Il risultato è assolutamente brillante, The Invisible Hours inventa un nuovo sistema di narrazione che probabilmente avrà largo seguito in futuro. A dire il vero esiste già un già un precedente in Quanero, esperienza gratuita che propone un concetto molto simile, ma con un livello di profondità e coinvolgimento enormemente inferiore.

Il gioco

Mi perdonerà il lettore qualche difficoltà nell’approcciarmi a The Invisible Hours, ma a tutti gli effetti è (anche) una sorta di film o di rappresentazione teatrale, per cui i consueti canoni delle recensioni per videogiochi qui scricchiolano. Io vorrei anche cercare di dire il meno possibile riguardo la trama, che non è in questo caso un mero pretesto: il racconto è scritto bene, le voci ottime ed i tempi scenici ben sincronizzati, la storia sarebbe interessante anche a prescindere dal suo adattamento virtuale.

The Invisible Hours inizia con voi all’interno di teatro, in un lussuoso loggione. Gli archi dell’orchestra accorderanno come prima di uno spettacolo, e lo spettacolo sarà appunto la rappresentazione del giallo che avverrà in quattro atti. Durante il caricamento verranno proiettati i frangenti salienti precedenti al punto di visualizzazione, una sorta di riassunto. Ogni atto, posto che sia stato riprodotto almeno una volta, potrà essere avviato in un punto qualsiasi con una timeline simile al tipico video editor. In tale timeline la mappa dell’isola mostrerà ogni personaggio in ogni punto con un segnaposto, con la possibilità di sapere in ogni istante chi sta dove. O meglio, sapremo ciò che accade solo nelle situazioni a cui saremo stati direttamente presenti.

Vorrei descrivere con maggior dettaglio questo sistema, più facile da usare che da spiegare, ma mi rendo conto che rischierei di annoiare il lettore. In concreto, ciò che The Invisible Hours fa rispetto ad un comune film è far vivere ogni attore in ogni momento. Qualcuno entra da una porta? Prima di entrare il personaggio esisteva di già e stava sicuramente facendo qualcosa. Non esiste una vera e propria scena, la scena è il luogo in cui voi vi troverete in un dato istante. La trama è infatti perfetta per un tale intreccio, tutti i personaggi sono in un certo qual modo loschi e con qualcosa da nascondere: benché la storia sia scritta ed immutabile, la sua comprensione ed il “film” a cui assisteremo dipenderà dalla vostra intraprendenza e dal vostro intuito.

Comfort e implementazione

Ho già lodato con eloquenza il titolo di Tequila Works (edito da Game Trust) ma sul versante tecnico si fa notare l’antialiasing sfocato tipico delle vecchie versioni del motore Unreal, che migliora all’aumentare del dettaglio senza mai raggiungere la nitidezza ottimale. L’interfaccia richiede un minimo di pratica ma risulta nel tempo solida: utilissima la funzione di seguire un dato personaggio, anzi di teletrasportarsi a mano, cosa che propone gli accadimenti con inquadrature simili ad un film. Mi permetto anche di osservare che sono presenti diverse lingue ma non l’Italiano (nemmeno nei sottotitoli) e questa è una produzione europea, quindi al rammarico aggiungerei la raccomandazione di considerare The Invisible Hours solo a chi è in grado di seguirne i contenuti.

Conclusioni

The Invisible Hours è un esperimento narrativo riuscito ed importante. Il fatto di poter assistere alla rappresentazione da qualsiasi luogo ed in qualsiasi momento vi rende partecipi al cento per cento: non dovrete aspettare che il regista mostri l’assassino, sarete voi a seguirne le tracce. Risulta essere tra l’altro adeguatamente longevo, per assistere a tutti gli eventi di tutti i personaggi saranno necessarie almeno cinque o sei ore, e non mancano achievements e segreti. Se amate i gialli, assistere ad uno spettacolo dalle prime file o in genere qualsiasi uso innovativo della realtà virtuale, questo è un titolo che non dovreste perdere. Tanto di cappello a Tequila Works, ha probabilmente inventato un nuovo genere videoludico.