Prison Boss VR: la recensione

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Introduzione

Chi non conosce Orange is the New Black? Pochi suppongo, è la serie televisiva di maggior successo prodotta da Netflix, nonché un evidentissima fonte di ispirazione per Prison Boss VR. Sfortunatamente non troveremo qui elementi narrativi, detenute di ogni foggia ed etnia, men che meno sessualità lesbica. Consapevole di essermi giocato la pressoché totalità dei lettori, proseguirò stoicamente nella mia descrizione.

Il gioco

In Prison Boss VR sarete al fresco, in una camera “singola” di dimensioni di almeno due metri per due, misura minima del vostro spazio di movimento. A spazi maggiori corrisponde una cella più grande, che serve relativamente a poco ma rende l’esperienza meno claustrofobica. Tale cella è tutto tranne che confortevole: non ha letto, non ha compagni di cella, non ha praticamente nulla a parte un orologio, un tavolo e un comodino. Questi ultimi possono essere fortunatamente spostati a piacimento, con la possibilità progredendo di acquistare dell’altro.

Ho girato molto attorno al gioco senza descrivere esattamente in cosa consista, perché sarebbe venuta una ben magra recensione. In Prison Boss VR dovrete fabbricare oggetti per acquisire denaro e reputazione. Il denaro e la reputazione così ottenuti, verranno utilizzati fondamentalmente per fabbricare ulteriori oggetti. In ciò consiste la maggiore critica che muoverò: sebbene ci siano diverse ore di obiettivi da ottenere, giocare a Prison Boss VR risulterà oltremodo ripetitivo e diluito.

Se vedendo le immagini e leggendo queste righe starete pensando ad una sorta di Job Simulator, l’asticella andrebbe tirata assai più in basso, sia nella complessità delle interazioni, sia nell’umorismo e nell’aspetto tecnico. Prison Boss VR di buono ha la musica, un buon accompagnamento jazz che magari calza poco con il contesto, ma che personalmente ho gradito parecchio. Graficamente fa il suo dovere, ma è davvero elementare, le guardie (unici personaggi con cui ci sarà un minimo di interazione) sono delle uova, tutti gli elementi sono fatti con grande essenzialità e senza particolare estro.

Comfort e implementazione

Vero roomscale stavolta, la cella è grande quanto il vostro spazio di movimento, il comfort è a prova di bomba. Le interazioni di tipo manuale sono molto semplificate, specie considerando che gli oggetti non andranno solo afferrati e posti altrove, ma bisognerà manipolarli direttamente. La manipolazione di solito si esemplifica con lo sfregamento dei pollici o con lo scuotimento dei controller. Niente tagli di precisione, oggetti da montare o smontare alla Far Beyond, o uso della penna per disegnare a mano libera. Come già citato, Prison Boss VR è sì essenziale ma funzionale, una volta capito come fare l’operazione non presenta problemi operativi il che è già qualcosa.

Conclusioni

Prison Boss VR è un gioco onesto e senza grandi sbavature, a suo modo curato, ma molto ripetitivo. Se fosse commercializzato entro la fascia dei 10 euro avrei una opinione diversa, senza comunque brillare vicino a prodotti di fattura enormemente superiore come Toy Clash o Zomday, per citare le recensioni dei giorni scorsi. Non credo valga il suo prezzo, ne’ mi sento di consigliarlo.