Giocato su Meta Quest 3

Le Teenage Mutant Ninja Turtles, meglio conosciute da noi come Tartarughe Ninja, sono nate come fumetto nel 1984, ma la vera consacrazione è avvenuta con la serie animata, divenuta uno dei simboli degli anni ’90. Di videogiochi sulle Tartarughe Ninja ce ne sono stati parecchi e anche molto validi, ma nessuno di loro riesce a fare quello che fa Teenage Mutant Ninja Turtles: Empire City, permetterci di impersonare uno tra Leonardo, Donatello, Raffaello e Michelangelo in realtà virtuale. Se volete conoscere i pro e i contro di questo gioco, continuate a leggere.

Le premesse narrative dietro al titolo sono semplici quanto efficaci. Durante la prima missione, che funge da tutorial, dobbiamo recuperare l’elmo di Shredder, ma purtroppo le cose non andranno come previsto. Una volta recuperato l’oggetto, Karai ci affronterà; non sarà la sola, perché poco dopo faremo la conoscenza di Mashima, uno scienziato mistico appartenente al Clan del Piede che ci ruberà l’elmo. Starà a noi sventare il suo piano malvagio.

La trama, per quanto non risulti particolarmente articolata, mette in mostra un buon cast di personaggi che farà sicuramente piacere ai fan storici della saga. Il gioco, però, dà alcune informazioni per scontate, senza soffermarsi troppo sul passato o sulle dinamiche di determinati comprimari. Questo potrebbe essere uno scoglio piuttosto importante per chi si approccia per la prima volta all’universo narrativo delle Tartarughe Ninja. Allo stesso tempo, credo che data la natura del titolo, esso possa interessare quasi esclusivamente a chi già conosce e apprezza la storia delle quattro tartarughe mutanti.

Diciamo subito che, da un punto di vista ludico, il gioco di Cortopia Studios non rappresenta né un passo avanti né una novità per il mondo VR. All’interno della nostra base segreta, che funge da Hub centrale, possiamo scegliere una delle quattro tartarughe. Ognuna ha il suo stile peculiare di combattimento: giocare nei panni di Leonardo è completamente diverso rispetto a Michelangelo.

Tuttavia, proprio per cercare di bilanciare il gioco su tutti e quattro gli stili, all’atto pratico la scelta della tartaruga si rivela più una preferenza estetica che di gameplay. L’intelligenza artificiale dei nemici è infatti piuttosto basilare, limitandosi a semplici attacchi frontali o, per alcune tipologie di avversari, ad attacchi ad area evidenziati da marker a terra. Le bossfight risultano decisamente più interessanti dal punto di vista ludico, anche se con i giusti potenziamenti non si riscontrano particolari problemi a portarle a termine.

I potenziamenti sono forse uno dei difetti principali del gioco. Non ho mai sentito la reale necessità di potenziare il personaggio durante l’avventura e, quando lo facevo per provarne gli effetti, ho trovato il bilanciamento troppo a favore del giocatore. Sembra quasi che i potenziamenti non servano a progredire, ma solo a semplificare l’esperienza.

Un vero peccato, perché un miglior bilanciamento avrebbe dato un senso alla raccolta di materiali in giro per la mappa, utili per salire di livello o per fabbricare oggetti (come shuriken o medikit) tramite la stampante 3D. Purtroppo, poiché questi ultimi si trovano in grande quantità durante i livelli, risulta superfluo realizzarli all’interno dell’hub.

Dove il gioco eccelle è nella realizzazione tecnica. Lo stile in cel-shading utilizzato dà la percezione di vivere una vera e propria avventura animata delle Tartarughe Ninja, grazie a una buona mole poligonale sia dei protagonisti che dei comprimari, come il maestro Splinter o la bella e talentuosa April.

Il movimento risulta fluido e il parkour, per quanto semplice nella struttura, è funzionale al gameplay, permettendoci in alcune aree di gioco di scegliere se affrontare i nemici o avere un approccio più stealth; il sistema ci consente infatti di aggrapparci a molte superfici spigolose, come ad esempio i cornicioni dei palazzi, i tubi o le travi di ferro.

Peccato, però, che tutta questa bellezza grafica si perda una volta uscite dalle fogne: ci troveremo all’interno di grosse aree open map circoscritte che, al di là di qualche sporadico nemico del Clan del Piede, risultano vuote e poco interessanti. È presente anche la possibilità di affrontare il gioco in compagnia di altri tre amici, ognuno interpretando una tartaruga diversa, ma non ho avuto modo di provare tale modalità. Ottima, invece, la presenza di una localizzazione in italiano, che farà sicuramente felici molti fan della saga.

In conclusione, Teenage Mutant Ninja Turtles: Empire City è un gioco creato prevalentemente per i fan delle Tartarughe Ninja. Il gameplay è semplice ma funzionale, così come la trama. Sicuramente non è un titolo rivoluzionario per la VR, ma saprà regalare qualche ora di puro divertimento a chi, come me, è cresciuto a pane e “Cowabunga”.

 




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