I migliori titoli del 2019 per PC (Htc, Oculus e Index)

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Arriva quindi al termine anche il 2019, anno che chiude un’intera decade. Abbiamo vissuto una vera e propria rivoluzione dal 2010 ad oggi; abbiamo visto nascere e morire nuove piattaforme social; le nuove generazioni di console hanno iniziato e chiuso il loro ciclo e a noi appassionati di nuove tecnologie ci è stata regalata la realtà virtuale. Non ci possiamo lamentare, nel 2019 la VR su PC ci ha regalato di tutto, e sarà difficile fare di meglio i prossimi anni. Tutti i maggiori player produttori di hardware hanno portato sul mercato uno o più prodotti nuovi e dal lato software abbiamo finalmente avuto le produzioni AAA che ci meritavamo. Da Oculus Studios a porting di grande valore è stata un’impresa stilare la top 10 per PC  senza dover lasciare inevitabilmente a casa alcune produzioni minori che nel 2018 avrebbero sicuramente avuto più spazio. Fatta la dovuta introduzione di rito partiamo subito con i migliori titoli 2019 giocabili in VR su PC

  1. Budget Cuts 2

Non ha certo bisogno di presentazioni il piccolo gioiello di Neat Corporation. Il primo capitolo ha catturato subito l’attenzione e l’affetto di una grande fetta di pubblico per via dello stile pulito e l’ironia dell’avventura. Il punto di forza era dato dalla geniale idea di presentare una variazione nel te ma del locomotion durante il teleport. Non più un blink diretto ma un sistema di spostamento fortemente ispirato al capolavoro di Valve Portal. Questo, oltre ad essere un piacevole tributo, risultava geniale perché azzerava qualunque tipo di motion sickness senza rinunciare all’immersività e al divertimento. Budget Cuts 2: Mission Insolvency – seppur più che valido – non riesce a innovare una formula che con qualche anno alle spalle non sorprende più come la prima volta, ma risulta ancora piacevole.

In definitiva, una nuova arma a disposizione e nuove ambientazioni  sono abbastanza per portarlo nell’olimpo dei giochi del 2019, bravi ma non bravissimi!

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  1. Vader Immortal

Quasi fanalino di coda ma degno di entrare in top ten Vader Immortal rappresenta sicuramente la gioia e dolore più importante dell’anno. Tre capitoli serrati nel mondo inventato da George Lucas che ci hanno emozionato e deluso allo stesso tempo. La produzione, seppur brevissima considerandola nella sua interezza, fa a tratti capire di quanto la Realtà Virtuale affiancata da investimenti mirati sia in grado di fare. Minimo sforzo per massimo risultato, nessun’altra esperienza videoludica e nessun parco a tema Star Wars ci permetterà mai di brandire una light saber con la stessa soddisfazione che avremo in questa trilogia.

Se il gioco fosse stato anche solo un wave  shooter con spada laser sarebbe comunque entrato di diritto tra i dieci giochi dell’anno. Imperdibile per Quest ma di grande valore anche per visori Rift e RiftS.

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  1. Defector

Con una produzione che strizza l’occhio a Mission Impossible, l’unica missione impossibile di Defector è quella di non fare una figura tapina davanti a Blood and Truth. Per sua fortuna, però, la perla di London Studios non gioca nello stesso campionato. Parlando di titoli VR per PC questo figlio illegittimo di Borderlands e Wolfenstein riesce comunque a dire la sua nel genere genere di riferimento, risultando più che soddisfacente. Un ritmo mai blando sotto una pioggia di proiettili serviti con contorno di Michael Bay, lo rende unico tra le esclusive Oculus. Forse si poteva fare di più riguardo alla profondità della narrativa, forse il cell shading non convince e non rispecchia il mood generale del genere, ma per un ottavo posto gli ingredienti di Defector sono più che sufficienti!

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  1. Untill you fall

Se Dark Souls e Just Dance avessero un figlio indie, questo sarebbe proprio Untill You Fall. Rogue lite fino in fondo, quando si muore si ricomincia da capo perdendo i potenziamenti acquisiti e – purtroppo per voi – possiamo assicurarvi che si muore spesso. Con una curva di apprendimento ripidissima, rischierete di rimanere bloccati per più di un’ora sul primo boss in un commisto di frustrazione e voglia di non mollare. Come se non bastasse poi, la stanchezza fisica si porterà dentro una variabile di errore aggiuntiva, rendendo ancora più complesso questo giro di giostra. Una volta imparato il pattern di attacco degli avversari tutto diventerà più chiaro e sarete avvolti in una specie di balletto a tempo con gli avversari; un solo errore spezzerà a volte la concentrazione e vi indurrà a sbagliare tutta la serie di parate e parry successive. Graficamente coloratissimo vi terrà compagnia per più di una decina di ore a un prezzo di base contenuto.

Gli sviluppatori hanno già rilasciato i primi contenuti extra gratuiti ma anche la prima release del gioco valeva la candela.

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  1. Journey of the gods

Se Journey of the Gods si trova in questa classifica e perché alle volte bisogna andare oltre ciò che il nostro primo istinto ci suggerisce. A volte bisogna fidarsi di un consiglio fidato e altre volte bisogna solo uscire dalla propria comfort zone e provare anche solo a lasciarsi trasportare da opere che non rispecchiano i nostri gusti. La piccola perla di Turtle Rock Studios trae chiaramente ispirazione dal mondo di Zelda, e se fosse uscita una simile conversione su Nintendo Labo ora staremo giocando tutti con dei visori di cartone senza alcuna vergogna. La piccola grande avventura però ammalia e un po’ tradisce. Seppure la semplice struttura di action adventure in prima persona sembra essere stata perfezionata in tutte le meccaniche di base, ci accorgeremo in breve tempo che non ci è permesso di fare niente di più che proseguire nell’avventura secondo binari ben precisi. Nessuna sgaloppata estemporanea alla ricerca di segreti, di tesori e missioni nascoste, ma solo il confortevole protrarsi di avvenimenti già scritti come se fosse il capitolo di un libro che noi speravamo potesse diventare un tomo da migliaia di pagine.r

La voglia di poter continuare a perdersi nel mondo tra le nuvole resta anche dopo i titoli di coda, ma come ogni storia, tutte le favole hanno prima o poi una fine.

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  1. 5 Nights at freddy: help Wanted

Se al quinto posto di un Best of di giochi VR un titolo pensato per il flat vi fa venire la pelle d’oca, in primis è meglio se non sbirciate il podio e – in secundis – dovreste dare assolutamente un’occasione a questa raccolta. Se è vero che quello che ci aspetta nel gioco è già stato visto nella lunga serie di capitoli di Fnan, non è altrettanto scontato accorgersi che molte di quelle meccaniche funzionano splendidamente bene in realtà virtuale, tanto da elevarlo non solo tra i migliori horror per realtà virtuale ma anche tra i migliori adattamenti visti fino ad ora.  All’interno di una stanza dove monitoreremo diverse telecamere di sicurezza vivremo un commisto tra terrore e piacevole voglia di non abbandonare la partita in preda a un tremendo divertimento. Il titolo del geniale Scott Cawthon si porta nella quinta casella della griglia di arrivo ma è sicuramente sul podio virtuale della classifica dei migliori giochi Horror assieme a Resident Evil 7 e Organ Quarter.

FNAN: Help Wanted è inoltre accompagnato da diverse modalità di gioco più o meno riuscite oltre la modalità principale, questo garantisce un’esperienza non troppo breve che tutti gli appassionati di Horror in vr non devono assolutamente lasciarsi scappare.

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  1. Stormland

Stormland non arriva al podio più per quello che si è dimostrato a due mesi dall’uscita che dal resoconto globale delle prime 5 ore di gioco necessarie per arrivare all’endgame. Non è facile scindere le due facce della medaglia perché, se da un lato l’esperienza action shooter di Insomniac rappresenta lo stato dell’arte su realtà virtuale, dall’altro lato il supporto post lancio di un titolo pensato per offrire un mondo persistente a missioni giornaliere non raggiunge lontanamente la sufficienza. Tutta la struttura di Stormland è stata chiaramente pensata per poter funzionare dietro un supporto continuativo da parte dello sviluppatore e non un prodotto in grado di reggersi con le proprie gambe. La libertà di movimento a 360° del mondo open world viene svilita dalla totale assenza di un filo che motivi fortemente il giocatore a ripetere diverse volte la run dopo la schermata finale. Non ci interessa se l’acquisizione di Sony ha probabilmente fermato lo sviluppo dell’intero progetto Stormland. Seppur esprima un ottimo shooting, un interessante sistema di crescita del personaggio e delle belle meccaniche di spostamento, il risultato non basta a far chiudere gli occhi e non vedere che all’opera non è stato dato il giusto compimento. Tuttavia non c’è dubbio che il livello tecnico e produttivo di Stormland sia di prima classe e setti un’asticella che non vedremo superata per moltissimi mesi dai altre produzioni sul mercato.

Possiamo smettere di immaginare Il futuro dei tripla A su realtà virtuale e provare subito a giocarlo grazie a Insomniac; portare gli zuccheri da casa però in questo caso è necessario per non rimanere con l’amaro in bocca molto prima di quanto sia lecito aspettarsi.

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  1. Asgard’s Wrath

Come è vero che ogni moda fa il giro e poi ritorna, l’immaginario norreno è ritornato in auge in più di un medium negli ultimi anni; dalle serie tv, per poi passare dal cinema e dai videogiochi. L’opera più ambiziosa vista su VR fino ad oggi vi offre tanto ma vi chiede in cambio tantissimo. Non parliamo solo di risorse hardware, ma di tempo, di energie fisiche e mentali. In un gioco dove ci eleveremo alla pari dei figli di Odino, dovremo mettere a disposizione tempo per un’opera che supera le 20 ore per farci godere dei titoli di coda. Energie fisiche perché la scelta coraggiosa di Sanzaru non permette il teleport o altri tipi di spostamenti che non siano il movimento fluido. Energie mentali perché, per il momento, il gioco è localizzato solo in inglese. Ed infine energie fisiche perché ci troveremo nel mezzo di combattimenti lunghi e logoranti contro i nemici più impegnativi. Nell’eccellente produzione tripla A del team Sanzaru ammiriamo la perfetta fusione tra Skyrim e God of War; un semplice sistema di crafting e di quest, oltre che una storia non troppo complessa da seguire rendono l’opera adatta a chiunque non veda l’ora di menare le mani sia tra gli umani che tra gli Dei. In tutto questo una delle idee più interessante è data dai companion partner, intercambiabili a comando e dotati di abilità uniche che ci accompagneranno durante i combattimenti e durante la risoluzione dei puzzle.

E’ vero che forse il bilanciamento tra main e side quest poteva essere dosato meglio, come è vero che il sistema di combattimento melee non è il più bello di sempre sulla scena VR, ma l’opera – presa nella sua interezza – non lascia spazio ad opinioni personali. Siamo davanti univocamente a un capolavoro VR, e nemmeno Thor in persona potrebbe perdonarvi se vi doveste lasciar sfuggire questo Asgard’s Wrath.

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  1. BONEWORKS

Cavalcando l’onda nostalgica dei fan di Gordon Freeman, Boneworks arriva giusto in tempo prima che Half Life: Alyx faccia piazza pulita e fagociti tutte le produzioni VR che strizzano l’occhio a Black Mesa, Headcrab e dintorni. Uno dei giochi più chiacchierati e attesi del 2019 arriva sul mercato e non finisce al primo posto forse più per aver peccato troppo di superbia che per demeriti effettivi. Per definire il gioco migliore degli ultimi 12 mesi bisogna che quest’ultimo non risulti insufficiente in nessuno degli aspetti principali, e forse Boneworks pecca di non troppa accessibilità. Non fraintendiamo, i videogiochi non devono essere necessariamente inclusivi e accessibili per tutti per essere ottimi titoli, come hanno dimostrato i vari Dark Souls e il pluripremiato Death Stranding; In Vr però certi requisiti sono più elevati rispetto a un’esperienza flat. Sentire un senso di frustrazione o di malessere in realtà virtuale rischia di far finire il gioco nella lista nera di un pubblico poco abituato, e questo non è un bene. Boneworks è un’opera impeccabile per tanti punti di vista: introduce la fisica come mai visto prima, è in grado di regalare soddisfazione nella risoluzione dei puzzle come accadeva nelle vecchie glorie del passato e introduce delle meccaniche di interazione che è possibile trovare solo qui. Tuttavia oltre a regalare un immaginario narrativo a volte disturbante, tanto intrigante quanto sconfortevole, non è il gioco che consiglieresti proprio a tutte le persone che vorrebbero vivere la migliore esperienza VR della loro vita.  E non importa neppure se i numeri delle vendite sono stati sbalorditivi per un team così piccolo, importa molto di più quanti si sono sentiti davvero soddisfatti del titolo e non hanno deciso di abbandonarlo dopo 30 minuti. Forse Boneworks non si è rivelato il gioco che gli si era stato raccontato o semplicemente non era il gioco adatto a loro – forse per via di un sistema di checkpoint per niente inclusivo o magari per una fisica non adatta a tutti .

Seppur Boneworks si debba trovare senza ombra di dubbio sul podio del 2019 manca di un soffio il trofeo più alto per aver fatto forse il passo più lungo della gamba virtuale, una gamba con un sacco di fisica però.

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  1. No Man’s sky

Potrebbe sembrare paradossale per certi versi, ma al primo posto c’è davvero un titolo non pensato esclusivamente per la realtà virtuale. Nonostante ciò, quando vi troverete a poggiare i piedi su un pianeta appena scoperto, sentirete attraverso la ricetrasmittente un amico e alzando lo sguardo al cielo riconoscete la sua navicella, vi sentirete davvero parte di qualcosa di gigantesco. Non citiamo inoltre l’emozione di quando poi lo vedrete atterrare, e vedrete aprirsi il portellone della sua navicella venendovi incontro come se davvero foste lì per la prima volta, insieme ad esplorare un nuovo pianeta. Non c’è bisogno di continuare nello spiegare cosa sia No Man’s Sky, non si parla più di un gioco, ma si parla di esperienze. Esperienze di amicizia e di sopravvivenza, di esplorazione e di sconforto; quando ci trova persi nello spazio più profondo senza uno straccio di combustibile e con una flotta nemica che vi tiene stretta nel mirino. E quando il gioco si trasforma in esperienza allora si possono perdonare gli errori nell’adattamento in realtà virtuale che a volte risulta macchinoso, frustrante e non intuitivo. Ma Hello Games non ha più bisogno di spiegare che il gioco migliorerà di settimana in settimana sotto tutti i punti di vista, perché sono anni che insegue questa filosofia e gli utenti sono disposti a dedicare centinaia di ore all’esplorazione e civilizzazione di mondi spaziali, come se non ci fosse più differenza tra ciò che è realtà e ciò che è Sword Art Online.

Quando indosserete il caschetto, che voi siate Kraken92 o Antares79 non importa, perché se il cielo inesplorato è di nessuno allora è anche di tutti!

Conclusioni

Finisce qui la classifica di uno dei migliori anni per la realtà virtuale prima della prossima next-gen, che sia a livello software di cui sarà apripista Half Life: Alyx,  che a livello hardware insieme ad Oculus e PsVr 2. Se manca qualcuno di questi giochi alla vostra lista dei desideri o al vostro backlog dopo i saldi di Steam correte subito a recuperarli, perché – che siate appassionati del genere o no – ogni gioco all’interno di questa classifica vi stupirà per diverse ragioni; e quale modo migliore di inaugurare la decade che ci aspetta con un’ottima esperienza VR?  Noi ci salutiamo e vi ricordiamo di dare un occhio anche al best of di Oculus Quest e PsVr, per chi fosse onnivoro di realtà virtuale.

Buon 2020