Tropico VR | la recensione | Meta Quest

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Giocato su Meta Quest 3

I fan dei videogiochi gestionali conoscono sicuramente bene una saga con una storia lunga più di vent’anni, ambientata in un’immaginaria nazione dei Caraibi, e che ha sempre puntato tutto su due elementi: profondità e satira. Tropico è una saga longeva e solida, forse un po’ meno conosciuta di altri suoi colleghi, ma che è comunque stata capace di entrare di forza nell’immaginario collettivo. A ventitré anni di distanza dal capitolo originale, Tropico arriva quindi anche in VR, con un adattamento del quarto capitolo, rivisitato per l’occasione attraverso il nostro linguaggio preferito. Sarà stato capace di reggere il peso del nome che si porta dietro?

Uscito all’epoca di Xbox 360, Tropico 4 è tutt’ora uno dei capitoli più amati dell’intero franchise, oltre a presentare forse il motore più adatto a esser portato sui visori standalone di ultima generazione. Per chi non lo conoscesse, Tropico è sostanzialmente un gestionale in cui, nei panni di un dittatore della repubblica fantoccio che guideremo, dovremo cercare di coordinare economia, società e diplomazia per rendere la nostra nazione più forte che mai. C’è tutto quello che ci si aspetta da un gestionale: la costruzione di edifici, la delibera di leggi ed editti, l’amministrazione delle finanze, le alleanze con le altre superpotenze e così via. È un prodotto complesso, Tropico, ben più che tutti gli altri esponenti che abbiamo visto arrivare in realtà virtuale nello stesso genere, come Little Cities e Cities VR. Se da una parte un prodotto di questo tipo può ingolosire chi stava cercando un titolo profondo tanto quanto i suoi corrispettivi flat, dall’altra è un gioco che rischia di allontanare chi cerca un tipo di produzione più semplice, guidata e terra terra. Tropico è un gestionale vero, e presenta oltretutto tutti i contenuti della versione originale e i suoi successivi DLC, per un totale di una quarantina di missioni campagna, e una classica modalità libera.

La buona notizia, per chi non è particolarmente ferrato nel genere, è che Tropico non presenta semplicemente una manciata di missioni scollegate tra loro, senza una direzione ben precisa. La campagna del gioco, che offre decine e decine di ore di longevità, presenta una sua direzione, un suo ritmo, un suo racconto. Un racconto estremamente satirico, che gioca con le macchiette della dittatura del secondo dopoguerra, e che cita – tra una pausa e l’altra – Silvio Berlusconi, Charlie Chaplin e Che Guevara, con una libertà e consapevolezza tale da non prendersi mai sul serio, scherzando in modo intelligente con un argomento – in realtà – ben più complicato. C’è poco da scherzare invece con il gameplay che, come anticipavo, è profondo e complesso come lo ricordavo dai capitoli in flat. Fortunatamente sono presenti sia una manciata di tutorial pre-campagna che vanno ad approfondire una buona parte degli elementi del gioco, sia un sistema di hint integrato direttamente dentro alle missioni, che vi aiuterà a capire cosa è meglio fare e come farlo. 

La vera domanda però è: ha senso un gestionale in VR? Soprattutto se adattato da un prodotto flat già ampiamente riconosciuto? La risposta è nì. Personalmente trovo molto più piacevole giocare a questo tipo di prodotti su PC, in totale tranquillità, mentre magari ascolto della musica, guardo un video su YouTube o dò una scrollata a Instagram. In VR, ovviamente, tutto questo non è possibile, e ci ritroveremo totalmente immersi dentro alla nostra personale isola caraibica, con tutti i pro e i contro del caso. Stando concentrati al cento per cento sul gioco, Tropico è in grado di immergerci dentro al mondo che stiamo costruendo con un’insistenza prorompente, anche grazie alla possibilità di avvicinarci al terreno fino ad altezza uomo, osservando la routile giornaliera della nostra popolazione. Sembra un elemento da poco, ma in realtà non lo è, perché capace di farci rileggere un intero genere, attraverso la lente di un linguaggio totalmente nuovo. Certo, era possibile avvicinarci al terreno anche in Cities VR, ma la sua grafica un po’ stilizzata non ci restituiva quel senso di presenza che invece Tropico riesce a restituire. O quasi.

Nonostante i modelli di case, personaggi e ambienti siano quanto di meglio abbiamo visto oggi nel contesto dei gestionali in realtà virtuale, il grosso problema tecnico di Tropico su Meta Quest 3 è la risoluzione. Lavorando su un sistema di risoluzione adattiva, Tropico risulta a volte discretamente definito e leggibile, e altre un pasticcio incomprensibile di pixel, ma mai davvero piacevole. Complici anche una serie di glitch legati a texture, effetti e sporcature varie che non mi aspetto di trovare dentro a una produzione legata a un franchise così importante, e che spero vengano risolti il prima possibile. Non so se da qui a qualche settimana il prodotto portato in VR da Feral Interactive risulterà più piacevole, ma oggi – dal punto di vista tecnico – la situazione è discretamente critica. Mi chiedo quindi, perché non puntare su un lancio anche su PC o PSVR2? Non saprei, ma ultimamente, questo mercato Quest 3, non lo sto sinceramente capendo.

Splendido però ritrovare qui il doppiaggio completamente in italiano come nell’opera originale, elemento non scontato quando si parla di porting in VR, che qui assume ancora più valore grazie alla qualità dello stesso: volutamente stilizzato ma a tratti davvero irresistibile. Niente da dire invece sulla quantità di contenuti, che – come anticipavo in apertura – è un qualcosa che raramente vediamo tutti i giorni nel nostro linguaggio. Resta però quella grande domanda posta pocanzi: un gioco come Tropico ha più senso in flat o in realtà virtuale?


Tropico è un titolo profondo e ricco di contenuti, che riuscirà a fare la gioia di chi stava cercando un gestionale come si deve, anche in realtà virtuale. È un videogioco, di base, eccellente, che ha qui il solo problema di una presentazione visiva al limite della sufficienza. Ed è un peccato, perché gli asset sono buoni e il resto dell’adattamento è stato fatto con tutti i crismi del caso; speriamo quindi in una patch che vada quantomeno a lavorare in maniera un po’ più specifica sulla risoluzione. Il gioco è buono, sta a voi decidere se l’operazione – più in generale – fa per voi o meno.

Tropico è in uscita il 28 marzo su Meta Quest 3 al prezzo di 29,99€

 




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