Runes The Forgotten Path: la recensione

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Introduzione

Il naturale senso di meraviglia suscitato dall’esperienza della realtà virtuale ha suggerito lo sviluppo molti esperimenti inerenti la magia. Tra le più apprezzate esperienze gratuite troviamo infatti Waltz of the Wizard, ma anche The Wizards, Soulkeeper e tantissimi altri. La produzione di cui parleremo oggi è stata sviluppata dallo studio triestino Stormborn e rientra a pieno titolo in questo filone, anche se con un taglio atipico ed originale.

Il gioco

Runes: The Forgotten Path narrerà le vicende di un potente mago da voi impersonato, risvegliatosi da un lungo sonno. Intrappolati in un mondo astratto e surreale chiamato Oblivion, cercherete di ricostruire la memoria perduta interagendo con le creature astanti, leggendo appunti ed interpretando disegni, occasionalmente combattendo. Produzione dalla forte impronta narrativa, Runes può essere considerato una sorta di avventura multievento con enigmi legati al contesto, discostandosi di misura dai titoli citati in apertura. Questo orientamento rende altresì necessaria la capacità del giocatore di seguire i dialoghi in lingua inglese, visto che nonostante la paternità del progetto manca sia la localizzazione che i sottotitoli.

Stormborn ha cercato di amalgamare una serie di soluzioni già viste in una struttura ludica inedita. E’ infatti difficile per chi gioca capire esattamente cosa Runes si aspetti dal giocatore, elemento inizialmente spiazzante che tuttavia favorisce l’immedesimazione. Questo non tanto perché potremo fare ciò che vorremo, dato che la progressione nell’avventura sarà strettamente legata al compimento dell’azione designata, quanto per una piacevole inversione dei tipici canoni videoludici. Per esempio, la distinzione tra quando la partita è in corso e quando ci si trovi nella schermata iniziale è appena percettibile, così come l’interfaccia che prevede sia azioni manuali tipiche, sia gesti magici, sia movimenti di assenso del capo. D’altro canto questo può generare frustrazione, visto che gli obiettivi non sempre sono chiari e vanno letti tra le righe, ne’ è sempre evidente quali siano le zone di interazione e a quali azioni rispondano. L’idea che ci siamo fatti è che mancando oggi un linguaggio consolidato per questo media, sia salutare sperimentare nuove strade come in questo caso.

Tecnicamente Runes si presenta discretamente con una produzione artistica adeguata, ottime musiche e scenari evocativi. La qualità grafica è altalenante, con superfici mediamente buone ed un riuscito uso di luci e colori, che tende a scadere negli interni e non soddisfa nei modelli umani, male animati e dettagliati solo nelle maschere applicate sui relativi visi. E’ doveroso ricordare che realizzare ed animare convincenti personaggi in realtà virtuale è complicato ed oneroso: la stragrande maggioranza dei titoli similari evita infatti di inserirne con vari escamotage narrativi che ne giustifichino l’assenza, ed anche l’espediente di coprire i volti con maschere o caschi per glissare la ancor più complessa mimica facciale è pratica comune. Citiamo il poco noto The Assembly, buona avventura grafica via pad della primissima realtà virtuale, che eccelleva nella grafica degli ambienti a scapito di personaggi mascherati e malfatti, che a onor del vero cercava sempre di tenere a debita distanza dal giocatore. Non si può quindi pretendere da questa produzione il superamento di problematiche connaturate alle ridotte dimensioni del mercato, ma teniamo conto che parte dell potenziale narrativo si disperderà provenendo da personaggi più simili a pupazzi che a temibili stregoni.

Conclusioni

Runes: The Forgotten Path è una produzione sperimentale, che mischia elementi di generi differenti in una sorta di avventura multievento dalla forte impronta narrativa. Non si tratterà quindi del tipico sparatutto fantasy con armi magiche: lo stesso uso della magia avrà un ruolo marginale rispetto alla trama, relegando il combattimento ad episodici scontri ad ondate dal modesto spessore. Il comparto tecnico e l’immedesimazione complessiva risultano invece di buon livello, a patto di avere una ottima capacità di ascolto dell’inglese parlato nonché una certa pazienza negli enigmi. Un titolo di nicchia che piacerà a chi è alla ricerca di una esperienza fuori dagli schemi, piuttosto che un reale contendente nel filone magico per realtà virtuale. Apprezzabile la durata complessiva di circa 4 ore, prezzo lievemente superiore ai già citati The Wizards e Soulkeeper VR, un po’ caro per i contenuti offerti ma libero dal calvario dell’accesso anticipato.