Airtone: recensione e videorecensione

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Nel primo anno di vita della realtà virtuale, il genere dei rhythm game non è ancora riuscito a ritagliarsi una fetta di mercato consistente in grado di costruirsi un’identità propria e proporre un’offerta ludica variegata. I giapponesi di AMG Games, in collaborazione con Historia inc tentano invece di offrire un prodotto personale e ricco d’identità, che punta a diventare quasi un caposaldo del genere grazie ad una realizzazione eccellente, tanti contenuti e un gameplay stimolante, a patto di digerire un impianto formale che affonda le sue radici nella cultura giapponese più spiccatamente popolare, tra colori accesi, j-pop e personaggi anime-style.

Airtone ci mette nei panni di un robottone dai lineamenti morbidi, vicino all’estetica del protagonista di Big Hero 6, capitato per qualche motivo su un pianeta che si alimenta di musica e onde sonore. La co-protagonista della storia, che ci affiancherà per tutta la durata dell’avventura, sarà la guardiana del pianeta e ci guiderà alla scoperta dei livelli a partire da un hub centrale in cui faremo ritorno alla fine di ogni missione. Chiaramente l’elemento narrativo non brilla di luce propria, ma nonostante una scrittura che stenta a tirare in mezzo il giocatore più smaliziato, risulta comunque un’aggiunta piacevole che arricchisce la già importante quantità di contenuti che il titolo offre. Oltretutto all’interno dell’hub sarà possibile passare del tempo con oggetti sbloccabili di varia natura, che fa sempre piacere trovare in una produzione dalla direzione ben precisa.

Lo scopo principale in Airtone è in ogni caso quello di superare i livelli proposti a tre gradi di difficoltà differenti per accumulare rhythm point, che a loro volta sbloccano i brani successivi per un totale di 25 pezzi che passano dalla dance al rock leggero, tutti chiaramente vicini all’estetica del j-pop più classico e sdoganato.

Una volta lanciato un livello ci troveremo all’interno di un mondo vivo e colorato, circondati da alcune corde che si estendono verticalmente verso l’orizzonte e che si porteranno dietro degli elementi da colpire con le nostre mani virtuali. Questi elementi sono divisi in tre macro-tipologie, ognuna con il proprio colore di riferimento e andranno affrontati in modo completamente diverso l’uno dall’altro: quelli gialli vanno colpiti con il semplice passaggio della mano, quelli verdi vanno affrontati premendo il tasto trigger al momento giusto, mentre quelli rosa andranno seguiti nel loro percorso per diversi secondi.

Se alla difficoltà più bassa i livelli risultano piacevoli ma molto semplici, la complessità delle combinazioni nei livelli più avanzati, giocati alla massima difficoltà, possono dare del filo da torcere anche ai giocatori con un grande senso del ritmo ed una buona coordinazione.
Questo aumenta da una parte la longevità per i completisti, ma lascia un po’ quel senso di alienazione che si ritrova ogni qual volta si assiste involontariamente ad un’esibizione PRO di Dance Dance Revolution, Guitar Hero e prodotti analoghi.

La tracklist è comunque abbastanza variegata e curata da averne un po’ per tutti i gusti, sia come sound che come impronta di gameplay. Ogni brano si porta infatti dietro la sua personale visione del rhythm game; se in un brano elettronico ci sembrerà di performare un ridicolo balletto sincopato, in un pezzo più marcatamente rock potremmo aver l’impressione di suonare delle percussioni immaginarie. La varietà della soundtrack aiuta a spezzare la monotonia di un gameplay che alla lunga può stancare, offrendo elementi unici che funzionano quasi sempre a dovere, da cui anche esponenti più rinomati del genere dovrebbero imparare.

Purtroppo non tutto in Airtone è perfetto e l’aspetto più debole della produzione sta senza dubbio nel modo in cui ci viene subdolamente imposto una forma di grinding tipicamente orientale che mai avrei pensato di riscontrare all’interno del genere. Per sbloccare tutti i brani infatti non basterà completare tutti i livelli disponibili fino a quel momento a tutti i gradi di difficoltà, ma andranno ripetuti allo sfinimento per accumulare rhythm point, che si guadagneranno a prescindere dal grado ottenuto. Se da una parte l’elemento fitness, centrale in questo tipo di produzioni in VR, può in qualche modo beneficiare della scelta, dall’altra limita fortemente chi vorrebbe semplicemente godersi il titolo in modo più rilassato, che si troverà costretto a ripetere i pezzi decine di volte per sbloccare quello successivo.

Tuttavia se il titolo piace la cosa disturba fino a un certo punto, poiché a causa dello sforzo fisico che impone Airtone difficilmente le sessioni di gioco si protrarranno più di qualche decina di minuti, rendendo comunque piacevole affrontare nuovamente i livelli già superati per cercare di aumentare i propri punteggi.

Un altra piccola pecca, che suona più come un vezzo personale, è l’impossibilità di importare i propri brani o selezionarli da YouTube come offrono alti titoli analoghi, ma essendo un prodotto con una dimensione molto specifica è comprensibile.

Tecnicamente il gioco si presenta bene sia dal lato artistico che da quello tecnico. Sia su Vive che su Rift funziona tutto a dovere, con una buona gestione dei comandi, un intuitivo sistema di locomotion all’interno dell’hub e una buona pulizia grafica.

Se vi piacciono i rhythm game e l’estetica degli anime giapponesi vi affascina, Airtone è senza dubbio il titolo che fa per voi grazie all’ottima realizzazione generale, una buona tracklist e un’ottima quantità di contenuti che vi durerà per una buona decina di ore, anche se non sempre in modo corretto.