Venice Immersive 2023 | Syuhasuu (Frequency): la recensione

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Syuhasuu in giapponese significa frequenza, cioè quella vibrazione unica che contraddistingue ogni essere umano, che rappresenta la sua essenza e il suo posto nel mondo.

Anne, la narratrice e protagonista di Syuhasuu, è alla ricerca della sua frequenza. Ha bisogno di trovarla, per rispondere a una domanda angosciante: qual è la mia ragione di vita?

Attraverso una serie di ambienti ricreati in fotogrammetria (una classe, un appartamento, un locale, un museo), popolati da figure 2D animate in 3D dimensioni – come fossero ritagli di carta che hanno preso vita – assistiamo a momenti cruciali nella vita di Anne, che passa da ragazzina vittima di bullismo, ad aspirante ricercatrice medica costretta ad abbandonare gli studi e, finalmente, pittrice – dapprima amatoriale, poi professionista – ora consapevole della sua vocazione, consapevole della sua frequenza.

È un racconto di formazione narrato con il tono e linguaggio di un libro per l’infanzia, che può vantare uno stile grafico originale e una manciata di scene di grande impatto visivo, ma che si muove con lentezza eccessiva e che non offre abbastanza spunti e intuizioni da giustificare la durata – a tratti insostenibile – di 30 minuti, né da un punto di vista della messa in scena, né da quello della scrittura.

Rimane un racconto onesto e sincero, con un messaggio positivo e valevole, che non riesce purtroppo a proporre una visione abbastanza stimolante su un argomento che è stato già affrontato innumerevoli volte.

 




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