The Walking Dead: Saint & Sinners – recensione e video recensione (PCVR/PSVR)

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Giocato su Oculus Rift S

Il mercato della realtà virtuale è saturo di prodotti che sbucano fuori dal nulla, promettono l’impossibile, impacchettano il tutto con una strategia comunicativa efficace e si dimostrano infine fallimenti clamorosi. Questo perché, all’interno di un medium così fresco come quello della VR, non esistono ancora linee guida, e procedono tutti un po’ a tentoni sperando di azzeccare un trend del momento che il più delle volte si rivela inconsistente. Ci sono poi i piccoli miracoli; quei titoli che rimangono fumosi fino alla loro uscita, destando un po’ di sospetto ma che poi riescono a trionfare, guadagnando la fiducia di un pubblico sempre più diffidente nei confronti dei prodotti a medio budget. Non che le risorse siano mancate ai ragazzi di The Walking Dead: Saint & Sinners, ma il prodotto in questione è proprio uno di questi ultimi, e si prepara ad entrare nel mercato a gamba tesa riscrivendo da zero le regole di un intero genere.

Chi ha vissuto sul pianeta terra negli ultimi dieci anni avrà sicuramente incrociato in qualche modo il nome di The Walking Dead. Tra fumetti, serie televisive e videogiochi, il franchise cross-mediale di Robert Kirkman è riuscito ad ingolosire un po’ tutti, grazie alla trasversalità delle sue storie che ben si sono adattate ai media di riferimento; rispolverando un immaginario fatto di zombie che – dopo Romero – sembrava non avere più nulla da dire. L’iterazione di Telltale in particolare, è riuscita nella mirabolante impresa di far avvicinare anche tanta gente al videogioco stesso, grazie ad una storia emozionante ed un gameplay inclusivo, che ne hanno decretato prima il successo e poi il seguente, doloroso, fallimento.

Non a caso, l’ultimo titolo di Skydance Interactive parte proprio da quell’operazione, sia sul fronte dell’impostazione estetica, che su quello della progressione narrativa.
In Saint & Sinners impersoneremo un personaggio senza nome che vaga per le lande desolate di New Orleans alla ricerca di risposte, risolvendo i problemi dei comprimari che incontrerà sulla sua strada e facendo piazza pulita di sudici morti viventi.

Un incipit narrativo efficace ed evocativo ci scaglia fin da subito in un mondo di gioco ricco e vibrante, facendoci assaporare immediatamente l’elemento più spiccatamente orrorifico della produzione. Nei primi minuti in compagnia del “Turista” saremo costretti ad eliminare tutti gli zombie che popolano un cimitero, muovendoci di soppiatto ed affondando la nostra lama nei putridi crani dei pericolosi avventori. Una volta ripulita la lugubre area faremo la conoscenza dell’hub principale, costituito da una roulette che presenta al suo interno tre zone di crafting, un macchinario per il riciclo del loot ed una radiolina da aggiustare.

Da qui si dipanerà quindi l’avventura di Saint & Sinners, che ci permetterà di esplorare alcune location raggiungibili con una zattera, esplorabili liberamente e ricche di quest ed oggetti da scoprire. Se in un primo momento il gioco era stato definito come un open word, mi sembra più il caso di parlare invece di free roaming, poiché la divisione in aree ben separate che mancano di interconnessione lo rendono molto più vicino ad un’avventura classica con piacevoli elementi di backtracking.

Se la linea principale ci farà progredire attraverso una serie di missioni lineari completando un’area dopo l’altra, non sarà raro imbattersi in missioni secondarie, che richiedono invece di tornare sulle strade già battute in cambio di oggetti unici. Entrambe richiederanno in ogni caso di recuperare alcuni oggetti o di eliminare alcuni avversari ben protetti, proponendo un’impostazione decisamente classica che raramente esce dalla sua zona di comfort. Quest’impostazione simil RPG è avvalorata anche da una componente legata alla crescita del proprio alter ego attraverso l’upgrade dei tre sopracitati banchi di crafting; che sbloccheranno non solo armi e munizioni, ma anche skill passive che aumenteranno le nostre canche di sopravvivenza.

Non poteva poi mancare un pizzico di Dark Souls, che ritroviamo in una difficoltà piuttosto punitiva e nella gestione dei game over. Ogni volta che la nostra barra della vita toccherà lo zero perderemo infatti tutto il loot accumulato fino a quel momento, che sarà possibile andare a recuperare nel punto esatto della nostra morte, ma che sparirà definitivamente se falliremo la seconda, tesissima, traversata.

Questo tipo di profondità – molto rara nel mercato VR contemporaneo – ci porta a vivere un’esperienza sempre tesa ed appagante, che risulta fin da subito stratificata e che invoglia il giocatore a vivere intensamente ogni suo momento; ma le sorprese non finiscono qui.

Se sul fronte narrativo Skydance Interactive non ha certo fatto miracoli, ma lo script risulta tutto sommato divertente, soprattutto grazie alle numerose scelte multiple che ci verranno messe di fronte nel corso dell’avventura. Proprio come nel titolo di Telltale, in Saint & Sinners ci verrà chiesto di effettuare delle scelte difficili che andranno a modificare le linee narrative orizzontali e che regaleranno un’immersione che ad oggi ha ben pochi rivali. Durante i dialoghi ci verrà dunque chiesto di scegliere tra due o più risposte che è possibile far recitare al nostro protagonista, scegliendo in prima persona quale direzione vogliamo far prendere ai numerosi micro racconti.

Ma non è tutto, perché la libertà di scegliere si manifesta anche attraverso i vari approcci che è possibile sperimentare per completare le quest. Se ad esempio dovremo recuperare un oggetto all’interno di un’abitazione difesa da un gruppo di civili armati, potremo agire in diversi modi: arrampicandoci silenziosamente su un cornicione recuperando il loot di nascosto; entrando ad armi spianate dando luogo ad una carneficina; o ancora – attirando un buon numero di morti viventi vicino alla location, delegando il lavoro sporco agli avversari più temibili.

Quando il nostro piano si dimostra riuscito, Saint & Sinners è in grado di regalare una gioia immensa, facendoci assaporare quello che questa tipologia di prodotti sarà in grado di fare in futuro; quando qualcosa andrà storto, sarà invece spesso colpa di un’intelligenza artificiale non eccessivamente reattiva.

Se l’illusione di un mondo effettivamente vivo e realistico si muove attraverso i dialoghi e le splendide ambientazioni, il comportamento dei nemici non risulta sempre ragionevole, e farà sparire in più di un’occasione quel sentore di realismo che il titolo è invece capace di regalare in altri frangenti.

A proposito di realismo, la meccanica di combattimento melee escogitata dagli autori di Archangel è essenziale ma efficace, e riesce a stupire ancora una volta per concept e messa in pratica. In poche parole, muniti di un coltello o di una bottiglia rotta, potremo eliminare silenziosamente i nemici prendendoli fisicamente per la testa ed affondando la nostra arma nel punto più scoperto del viso. Una meccanica senza dubbio sanguinolenta, ma dannatamente soddisfacente.
Non mancano poi armi ravvicinate a due mani ed armi a lunga gittata. Le prime presentano una fisica all’avanguardia che fa il verso a Boneworks, restituendo il peso dell’arma a prescindere dalla posizione delle nostre mani; mentre l’utilizzo delle seconde si rivela sufficiente ma non esaltante. Oltre alle bocche da fuoco più classiche come pistole e fucili, è disponibile anche un arco che funziona inaspettatamente bene, ed altre piccole chicche che vi lascio la sorpresa di scoprire.

Nonostante la buona varietà di armamentari, sarà possibile trasportare con noi soltanto un’arma pesante, un’arma da fuoco di piccolo calibro ed alcuni oggetti di taglia minore che andranno ad occupare i pochi slot presenti nel nostro zaino. Questo rende la ricerca del loot piuttosto specifica, eliminando il rischio di raccattare qualsiasi cosa sia possibile raccogliere, ma facendoci sforzare di decidere cosa è meglio portarsi a casa e cosa è meglio lasciare indietro. Una volta tornati al nostro mezzo sarà infatti necessario riciclare tutti gli oggetti che non ci servono per accumulare risorse ed investirle nel crafting, anche qui scegliendo su cosa lavorare a seconda del nostro stile di gioco.

Cosa fare se abbiamo appena trovato una stanza colma di loot ma abbiamo poco spazio nell’inventario e siamo nel mezzo di un compito urgente? Possiamo decidere cosa prendere e cosa lasciare indietro, possiamo fregarcene e concentrarci sulla missione, oppure possiamo correre verso hub, riciclare tutto, e tornare a recuperare il bottino. Il grosso problema di quest’ultima soluzione è tuttavia che la luce del sole ha una durata, ed una volta giunta la notte dovremo necessariamente andare a dormire, arrivando al giorno successivo e facendo crescere il numero di morti viventi che popolano le aree.

È tutto pensato così incredibilmente bene che quasi non ci si crede, ed infatti The Walking Dead: Saint & Sinners non manca di alcuni difetti. Oltre alla già citata IA, l’avventura horror di Skydance Interactive presenta sulla lunga distanza una certa ripetitività, sia a causa di un setup tecnico meraviglioso ma poco vario, sia per un ritmo di gioco sempre molto lineare che non presenta grandi picchi di intensità. Sia chiaro, il titolo è molto lontano dall’essere un’esperienza noiosa, ma visto quanto bene funzionano la maggior parte degli elementi, sarebbe stato liberatorio urlare finalmente al capolavoro.

Dispiace poi per l’assenza della lingua italiana, che potrebbe arrivare con un aggiornamento successivo ma che non è presente al momento del lancio, distanziando sicuramente i giocatori che masticano con fatica la lingua inglese.

Se c’è tuttavia un elemento su cui non si può dir niente è sicuramente quello tecnico. Saint & Sinners è senza ombra di dubbio uno dei titoli visivamente più belli che ho mai visto su qualsiasi piattaforma di realtà virtuale, che coniuga una direzione artistica di rara eleganza ad una realizzazione tecnica che lascia a bocca aperta; tanto che viene difficile pensare a come potrà arrivare il titolo nella sua già annunciata release per Oculus Quest. Provato su un Oculus Rift S a dettagli massimi, l’esperienza visiva ha davvero pochi eguali, e segna un altro passo importante per gli standard tecnici in realtà virtuale.

Anche la longevità regala grandi gioie per chi non cerca un’esperienza mordi e fuggi, e sarà capace di regalare dalle otto alle dieci ore di gioco per chi vuole concentrarsi prevalentemente sulla campagna. Chi invece vuole completare anche tutte le secondarie e potenziare il personaggio al massimo può aggiungere serenamente altre sei, sette ore pulite.

The Walking Dead: Saint & Sinners è un’opera ricca e coinvolgente, in grado di riscrivere ancora lo zombie game in realtà virtuale, dopo gli ottimi risultati raggiunti da Arizona Sunshine qualche anno fa. In questo caso il genere si arricchisce di un ottimo elemento RPG, di una progressione più vicina ai tempi personali del giocatore ed una narrativa che, nonostante tutto, funziona proprio nel suo essere profondamente interattiva. Non dimentichiamoci soprattutto che il titolo di Skydance Interactive è in grado di divertire profondamente e spaventare anche i più avvezzi al genere, e quando la combinazione c’è e funziona vuol dire che siamo davvero davanti a qualcosa di prezioso. Il franchise di zombie più famoso del ventunesimo secolo si arricchisce di un nuovo esponente di spicco, vediamo se Survios, con il suo imminente titolo, sarà in grado anche solo di avvicinarsi a questo grande esponente del mondo VR.

The Walking Dead: Saint & Sinners è disponibile dal 23 Gennario 2019 su Steam ed Oculus Store al prezzo di 33,99€, compatibile con HTC Vive, Oculus Rift, Valve Index e WMR.

 




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