The Last Clockwinder | la recensione | Quest 2, PCVR

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Giocato su Meta Quest 2

Dicono di non giudicare mai un libro da una copertina, o in questo caso un videogioco dal trailer, ma con The Last Clockwinder è scattato qualcosa che me lo ha fatto piacere fin da subito. Sarà stato lo stile grafico o la sua colonna sonora, ma fin dal primissimo trailer ho pensato che questo gioco sarebbe dovuto essere mio, in un modo o nell’altro.
Ora che ho potuto finalmente giocarlo e finirlo, sono pronto a raccontarvi i pro e i contro dell’ultima fatica dei ragazzi di Pontoco.

In The Last Clockwinder dovremo riparare un’antica torre dell’orologio, costruita all’interno nel tronco di un albero colossale, dove troveremo un paio di guanti che ci permetteranno di trasformare qualsiasi cosa facciamo in un automa a orologeria.

Per quanto la storia sia un semplice canovaccio,  oltretutto non particolarmente importante ai fini del gameplay, la stessa risulta ben scritta e piuttosto interessante. Ciò che stupisce da questo punto di vista è la volontà di restituire al giocatore la sensazione di trovarsi realmente all’interno di un mondo vivo e rigoglioso, capace, da solo, di raccontarci attraverso dei semplici dettagli una storia millenaria.

Purtroppo il gioco non è né doppiato e né tradotto in italiano, ma il livello di inglese utilizzato è abbastanza basilare; facile da comprendere anche per chi, come me, non mastica perfettamente la lingua di sua maestà.

The Last Clockwinder è un gioco dal gameplay immediato e semplice da padroneggiare, dove sarà subito chiaro quali azioni dovremo andare a svolgere per completare le richieste di gameplay. Ovviamente, la straordinaria accessibilità del gioco non deve essere additata come elemento negativo e, anzi, riesce ad risultare godibile anche a chi non è molto pratico con il genere dei puzzle game.

All’interno del gioco dovremo cercare, grazie all’utilizzo dei robot sopracitati, di creare una vera e propria catena di montaggio, per riuscire a soddisfare determinati obbiettivi. I livelli sono strutturati per far sì che il giocatore impari gradualmente a gestire le varie meccaniche di gameplay, che andranno ad ampliarsi livello dopo livello, fino a rendere la gestione dei robot piuttosto complessa. Se infatti inizialmente ci troveremo a dover eseguire azioni semplici e immediate, da un certo punto in poi il numero degli automi aumenterà, richiedendo uno sforzo maggiore rispetto ai primi capitoli.

Durante la progressione, sbloccheremo anche la possibilità di aumentare o diminuire il tempo a nostra disposizione per la creazione dell’automa,  arrivando ad azioni che variano dal secondo, fino ad arrivare ai quattro. Ovviamente la combinazione di tutte e tre le funzionalità sarà fondamentale, soprattutto nei livelli più avanzati.

Da un punto di vista prettamente tecnico, The Last Clockwinder, è un titolo che riesce a sfruttare le potenzialità del Quest 2 in maniera egregia. Il colpo d’occhio è impressionante e lo stile grafico scelto ricorda tantissimo i film dello Studio Ghibli.
Gli sviluppatori hanno azzeccato anche la scelta di ambientare l’intero gioco all’interno di una stanza, permettendogli quindi di raggiungere sul piccolo caschetto di Meta la quasi assenza di aliasing degli elementi più distanti, e mantenere allo stesso tempo un grado di dettaglio molto alto.

Una menzione onorevole va poi alla colonna sonora di Joel Corelitz, che riesce a farci immergere ancora di più all’interno di questo mondo sognante e unico, con campionature al pianoforte così belle che passerete le ore a riascoltarle anche una volta terminata l’avventura.

The Last Clockwinder è un gioco che riesce ad essere bello da vedere e rilassante da giocare, ma è proprio quest’ultimo elemento che potrebbe non piacere a tutti. Premetto che non sto parlando di un gioco con un gameplay mediocre, ma di un prodotto che sembra perdere quella scintilla iniziale man mano che proseguiremo nell’avventura. Ci troveremo fondamentalmente a viaggiare all’interno di tre grosse macro aree, dove dovremo utilizzare uno o più semi di una determinata pianta per proseguire nel gioco. Purtroppo però, una volta capito il meccanismo all’interno dei primi quadri, i successivi non risulteranno particolarmente difficili da portare a termine, andando ad abbassare notevolmente il grado di sfida, con la voglia di andare fino in fondo data soltanto dal level design e dalla sua bella atmosfera.

Si nota come questa semplificazione del gioco sembra essere una scelta voluta dagli sviluppatori, per offrire al pubblico un’esperienza audiovisiva rilassante, capace di farci staccare dalla frenesia quotidiana, piuttosto che un gioco ostico e complesso.

The Last Clockwinder presenta una buona longevità per il genere, che può spingersi a circa quattro ore di gioco complessive. Ovviamente il tempo necessario al completamento del titolo dipenderà da persona a persona, ma il mio consiglio e quello di prendervi i vostri tempi, e vivervi a pieno questa fantastica esperienza. Questo perché una volta concluso, il gioco non offrirà nulla per permettervi di riprenderlo in mano, né un nuovo grado di sfida, né missioni secondarie in grado di aumentarne la longevità, facendovelo disinstallare non appena concluso.

In Conclusione, The Last Clockwinder è un gioco che non presenta un gameplay rivoluzionario, o un grado di sfida tale da farci sudare le proverbiali sette camice. Questo è un gioco che va preso per quello che è; ovvero, un’esperienza da vivere al massimo, in grado di farci prendere il nostro tempo senza il peso di concludere il livello il più velocemente possibile. Un gioco che, se preso nel verso giusto, riuscirà a catturarvi fino alla fine, facendovi vivere un’esperienza indimenticabile. Se invece non siete amanti dei puzzle game o cercate un certo grado di sfida, questo gioco potrebbe non fare per voi, anche se il mio consiglio è comunque di provarlo in caso di forte sconto, perché potreste scoprire un prodotto di cui non pensavate di avere bisogno.

The last Clockwinder è disponibile dal 2 giugno 2022 al prezzo di 24,99€ su Quest 2 e al prezzo di 20,99€ Steam.




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