Skylight: la recensione

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Introduzione

Abbiamo pochi giorni fa pubblicato la recensione di Tactera, titolo che in più di un modo rappresenta il padre spirituale nonché la struttura portante di Daylight. Suggerisco quindi se interessati di leggerne la recensione in quanto numerose considerazioni sono del tutto analoghe. Stesso lo sviluppatore, stesso lo stile olografico vettoriale anni ottanta, stessa la genesi per sistemi mobili con l’arrivo su Steam a progetto già maturo.

Il gioco

Se in Tactera lo scontro si snodava attraverso terreni di varia foggia rappresentati dalla rete vettoriale, stavolta lo scontro sarà aereo. Due schieramenti si disporranno in un cubo di 5 caselle di diametro nei due lati contrapposti, che rispetto al giocatore saranno a sinistra per il vostro esercito e a destra per quello contendente. Ogni ordine di movimento può essere vincolato alla singola casella del cubo nelle tre dimensioni, o eventualmente di attacco ai velivoli avversari. Anche in questo caso troveremo una commistione di tempo reale e turni, in quanto a intervalli regolari l’azione si ferma e potremo rinnovare i nostri comandi, tuttavia non ci si muove di spazi prestabiliti quindi per fare un esempio se imposteremo una destinazione superiore alla portata della nave, finito il turno risulterà ancora in viaggio e non potremo dare altre istruzioni fino ad operazione ultimata. Non sono totalmente sicuro che la descrizione risulti cristallina al lettore, ma come in Tactera è veramente facile capire come si gioca una volta iniziata la partita, anche in questo caso strategia e immediatezza trovano una degna sintesi.

A parte il contesto spaziale e la tridimensionalità pura, Daylight si differenzia da Tactera per la maggiore propensione allo scontro a fuoco. Qui non ci sono risorse da acquisire ne’ torri da costruire, si schiererà il proprio esercito all’inizio e sarà puro combattimento fino all’eliminazione delle navi madri avversarie. Esistono infatti tre tipi di navi, che oltre le madri includeranno incrociatori di vario tipo e caccia anch’essi variegati, con abilità e gittata diversificate. Prima di ogni scontro dovremo dispiegare il nostro esercito scegliendo tra le unità disponibili, disponendole sulla faccia della griglia nel modo a noi più congeniale.

Altra differenza rilevante, anzi dello scenario di guerra ad esagoni Daylight proporrà una vera campagna in trenta capitoli, organizzata in tre atti. Quindi si avrà una progressione vera e propria, anche se in sé il gioco cambierà per lo più per la difficoltà crescente e per i diversi abbinamenti di unità nemiche senza reali modifiche alla struttura di gioco, infatti la ripetitività è ravvisabile qui più che in Tactera. E’ comunque sempre piacevole un prodotto che offra dei reali obiettivi e un po’ di ore di intrattenimento e sfida. Non manca anche una modalità multiplayer, anche se non sono riuscito a trovare sfidanti.

Comfort e implementazione

Anche in questo caso, il gioco è un porting GearVR e quindi l’intero comparto grafico è tarato su un livello di dettaglio contenuto. Tuttavia si nota una maggiore pulizia rispetto a Tactera e – cosa sempre gradita – una completa localizzazione in Italiano, quindi il risultato finale non è affatto male e relativamente vicino alla media delle produzioni indipendenti. Al puntamento via casco è stato sostituito quello via controller, ma di fatto l’intera interfaccia la si può gestire con un semplice puntare e cliccare con il tasto azione. Non c’è alcun tipo di locomozione per cui il comfort è al sicuro ed anche i requisiti per farlo girare sono molto abbordabili.

Conclusioni

La strategia in realtà virtuale è sempre la benvenuta, così come qualsiasi titolo che offra una campagna impegnativa e di una certa lunghezza. Tuttavia rispetto allo spesso menzionato Tactera, qui viene a mancare il fattore novità (il primo è del 2015, questo è assai più recente) ed anche un poco di varietà. Resta comunque una produzione dignitosa che gli amanti del genere dovrebbero considerare, anche se nel trittico Darknet, Tactera e Skylight quest’ultimo è a mio avviso il meno interessante del lotto.