Reboant: la recensione

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Introduzione

Ci siamo già occupati di Reboant ma la verità è che questo potrebbe essere il videogioco con la peggiore comunicazione mai visto, anche tenendo conto che otto decimi del catalogo VR proviene da dilettanti. Ricostruiamo un po’ di storia: quest’estate ha circolato la voce nelle riviste statunitensi di Reboant quale antagonista di Robo Recall sotto l’egida di HTC e del suo Vive Studios. La notizia si è rivelata poi falsa. Son circolate immagini e video, spacciati per presi dal vero motore di gioco, ma erano talmente buoni che nessuno ci ha creduto sul serio e gli sviluppatori non hanno mosso un dito per dimostrare altrimenti. Abbiamo provato a contattarli in svariati modi, publisher e sviluppatori, ma nessuno ha mai risposto. Non solo, non hanno manco localizzato le relative pagine cinesi in inglese, come se non fossero interessati al mercato globale. Ad un paio di giorni dal lancio caricano finalmente il primo video del gameplay che fa sembrare il gioco un wave shooter, la peggiore pubblicità dell’universo. Ma la vera ciliegina sulla torta è che una volta reso disponibile si scopre non essere davvero un gioco ma una demo, quando solo pochi giorni prima sul forum hanno confermato che tutto fosse pronto. Il lettore a questo punto si chiederà: “perché sbattersi tanto? E’ chiaramente una buffonata”. Io ho avuto fede per qualche tempo, ma l’escalation finale ha demoralizzato anche me. Ebbene, non è un wave shooter, la grafica è quella dei video (magari i filtri no, ma i modelli son quelli) ed è anche localizzato in un inglese decente.

Il gioco

Mi scuso per il lungo preambolo, che deriva da mesi di faticose ricerche e triangolazioni. Rimandandovi all’anteprima per gli aspetti narrativi, Reboant si rivela una sorta di Gear of War per realtà virtuale: I soldati son quasi identici, analogo lo stile degli armamenti, si combatte contro ondate di alieni assieme ai propri compagni di squadra gestiti dalla AI. Non dico che sia altrettanto buono, ma a livello di dettaglio è tra le cose migliori in circolazione, con superfici dettagliatissime che “pesano” quasi 8 GB per pochi minuti di campagna effettiva. Non altrettanto buona l’ottimizzazione, il gioco richiede come specifiche base una 1080 e ho fondati dubbi che nemmeno con quella si eviterebbe la reproiezione. Tra l’altro ci sono diverse testimonianze di giocatori che non siano riusciti a far partire il gioco, o a cui sia andato in crash durante la partita. L’esperienza insegna che non sia facile recuperare un simile scenario in corsa, e la 1080 quale piattaforma entry level più che una scelta progettuale sembra una bandiera di resa, oltre che un harakiri commerciale. Ma parliamo di Reboant, quindi la logica ha un peso relativo nel susseguirsi degli eventi.

Il titolo prevede una modalità a giocatore singolo organizzata in forma di gioco d’azione. Si sbarcherà nel pianeta, facendo conoscenza con il nostro team il quale dopo un breve assalto-tutorial avanzerà invitandoci a seguirne le tracce. Ci sono nemici ovunque ma verremo attaccati solo se avvistati a breve distanza, cosa non impossibile considerata la fitta nebbia “alla Turok 64” che circonda la superficie. Esisteranno poi dei punti caldi a fare da fulcro in cui, ricongiungendovi con i compagni, dovrete resistere ad assalti più violenti e numerosi. Una sola arma, situata nel braccio destro, con la sinistra atta a movimento e ricarica semi manuale.

Comfort e implementazione

Un altro elemento peculiare di Reboant, particolarmente valido a mio modo di vedere, è il sistema di locomozione adottato. Wu, il personaggio da voi gestito, sarà dotato di un rampino che non solo vi trascinerà sul punto di destinazione, ma lo farà con il contributo di un vostro salto. Sulla carta essendo il movimento assai meno veloce del dash teleport tipico, e comportando il salto molteplici cambi di velocità, dovrebbe risultare disorientante per il sistema vestibolare. In verità l’ho invece trovato confortevole nonché spettacolare, mi auguro che nella versione definitiva ci siano armi da taglio e combo che permettano di piombare addosso al nemico moltiplicando il danno, similmente a quanto proposto in Doom.

Conclusioni

Nell’intera recensione non ho citato il prezzo, che è puramente simbolico: un euro. Una scelta che fatico a comprendere visto che nella migliore delle ipotesi incasserebbero briciole, mentre come demo gratuita la avrebbero potuta scaricare in tanti ottenendo un ben più vasto effetto pubblicitario. Hanno pure annunciato (posto di volerli prendere sul serio) che gli acquirenti della demo avranno diritto ad uno sconto sulla versione definitiva, che a questo punto sarebbe superiore all’intero valore di Reboant. Si vale l’euro? Assolutamente si, a mio avviso. A parte i nonsense di una software house sull’orlo di una crisi di nervi il gioco ha del potenziale, la grafica è sorprendente ed anche il sistema di locomozione funziona a dovere. Gira malissimo al momento ma merita di essere supportato comunque, fosse solo per vedere cosa si inventeranno per sabotarsi il lancio e gettare discredito sull’intera produzione.