Project LUX: la recensione

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Introduzione

L’originalità è sempre un merito, e non mi viene davvero in mente nulla che possa somigliare a Project LUX se non citare gli splendidi cortometraggi del pluripremiato Oculus Studio fondato da veterani Pixar (autori di Lost, Henry e Dear Angelica) la cui imprevedibile chiusura all’apice del successo nel Maggio 2017 continua ad animare discussioni e sospetti. Qui si parla di narrazione, non di “esperienza” nell’accezione della realtà virtuale, ovvero mera contemplazione di ambienti e situazioni con interazioni minimali.

Il gioco

Project LUX può essere considerato a tutti gli effetti una mini serie in cinque episodi, separati tra loro da tanto di sigla e titoli di coda. Il nostro apporto sarà prettamente emotivo, con l’occasionale uso della vista per indicare l’argomento di cui discutere, senza alcun tipo di enigma od ostacolo. L’unica reale variante sarà la presenza di un finale alternativo. Similmente ad una serie, difficilmente la rivedrete nel breve periodo, quindi non esiste nulla che possa somigliare alla rigiocabilità nel prodotto, mentre non è affatto escluso che mesi dopo vorrete ripetere la visione alla ricerca di nuove chiavi di lettura.

La storia, su cui vorrei dire meno possibile per non rovinare la visione ad un eventuale acquirente, narra la ricostruzione degli eventi che hanno portato all’omicidio di una giovane artista di nome Lux. Sebbene dalle immagini non lo direste proprio, si parla di un futuro remoto in cui l’integrazione uomo-macchina e l’interconnessione tra individui ha raggiunto livelli ora impensabili. Questo non vuol dire che vedrete astronavi, viaggi spaziali o enormi mainframe: il tutto verrà appreso rivivendo i dialoghi, c’è tanto da sentire-leggere e ben poco da vedere. E’ questo un difetto? Assolutamente no, tuttavia chi si aspetta i frizzi e i lazzi tipici della realtà virtuale resterà deluso, questo non è Henry con buffi animali, colori, torte in faccia: si partecipa a conversazioni, seguendo il filo del discorso.

Attenzione inoltre al linguaggio. Il gioco ha il parlato solo in Giapponese, quindi almeno che non padroneggiate questa stupenda lingua, capirete il tono ma non il significato. I sottotitoli ora disponibili sono in lingua Inglese e in Cinese, ma si parla di una storia di elevata complessità, una comprensione medio-buona del testo è a mio avviso indispensabile.

Comfort e implementazione

L’animazione di Lux come già detto è la punta di diamante della produzione, tutto il resto ha stile e buon gusto ma il dettaglio non è fenomenale. A livello di implementazione della realtà virtuale siamo invece sotto la media: bisogna giocare seduti, e anche da seduti il nostro corpo virtuale non ci seguirà di un millimetro, la curiosità di guardarvi attorno porterà più e più volte a vedere il vostro corpo senza testa disallineato. Corpo che non segue nemmeno le mani, immobile come un fantoccio. Ci saranno scene sedute e in piedi, in ambo i casi il pavimento è dove pare al software e non dove si trova il reale. E’ indicato l’accesso anticipato, ma non ho grandi speranze di cambiamento su quei versanti.

Conclusioni

Come altre volte citato, non vi sono attendibili schemi valutativi per la realtà virtuale. Come dovrei giudicare Project LUX? Come gioco sarebbe terribile, perché non c’è nulla da fare, poco con cui interagire ed un uso pressoché nullo di sia del roomscale che del tracciamento delle mani. Se fosse una serie, ammettendo la mia inadeguatezza in quanto non possiedo le competenze ne’ la cultura per dare giudizi in merito, direi che è un esperimento ardito ed anche ben riuscito. Per il prezzo vale un discorso analogo, può essere ingiustificabilmente caro o del tutto meritevole. Una cosa è certa: non è un gioco, non è una avventura punta e clicca, e non è manco un film perché le cose non vi accadono davanti, vi vengono raccontate. Tutto sta quindi a voi, io devo dire che ho riflettuto sulle vicende di Lux in seguito, mi ha suscitato delle emozioni, il che non è poco.