Hitman 3: recensione e video recensione (PSVR)

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Giocato su Playstation 4 PRO

Dopo aver assistito al rapido sviluppo tecnologico della VR negli ultimi anni e dopo un supporto a Playstation 5 quantomeno bizzarro, parlare di esclusive PSVR può sembrare po’ anacronistico. Forti dell’ampissima base installata, gli sviluppatori che lavorano con la realtà virtuale – infatti – continuano tutt’ora a pubblicare titoli proprietari per la piattaforma di Sony, lasciando indietro un mercato PC e Quest che ha molto da insegnare all’hardware di Tokyo. L’ultimo arrivato in casa Playstation VR è Hitman 3, che va a chiudere la trilogia di The World of Assassination che ha come protagonista quell’agente 47 che ha insegnato su più generazioni come trattare il genere stealth con intelligenza ed originalità. Hitman 3 è uscito su tutte le piattaforme da gioco contemporanee, ma – purtroppo – la modalità VR è esclusiva di Sony, come era stato per Ace Combat e Resident Evil 7, e risulta un prodotto meraviglioso, che soffre però della sua periferica madre. Scopriamo insieme come se la cava Hitman 3, giocato esclusivamente in realtà virtuale, sul nostro vecchio Playstation VR.

L’ultima saga di IO Interactive, seguito diretto di Hitman: Absolution, è stata in grado – fin dal suo primo capitolo – di rimischiare le carte in tavola nell’ambito dello stealth game. Nell’episodio del 2016 infatti, la struttura più spiccatamente narrativa da action adventure dei precedenti capitoli, si ritrovava pensionata; in favore di un’impostazione esclusivamente sandbox, in cui l’approccio alle singole missioni ci restituiva una libertà d’azione mai vista in un prodotto analogo. Se infatti l’elemento narrativo veniva in gran parte tralasciato ed i momenti più intimi e scriptati venivano totalmente eliminati, Hitman ci dava la possibilità di eseguire gli omicidi dei target prestabiliti in decine, se non centinaia, di modi diversi, reiventando un genere che si stava riciclando sempre più spesso. Se a qualcuno questo palese cambio di rotta non era andato a genio, molti altri si sono invece stupiti di quanto il concetto di videogioco andasse a stratificarsi nel più stretto senso del termine, grazie ad una serie di possibilità inedite date ad un giocatore sempre più in controllo delle proprie azioni.

Questo Hitman 3 non fa eccezione, e si allinea sostanzialmente alle precedenti due iterazioni, continuandone la labile storia ed arricchendone lo straordinario gameplay. Con l’uscita di questo terzo episodio, viene inoltre data la possibilità a chi ha in libreria il primo ed il secondo capitolo della saga di rigiocare interamente tutto l’ultimo franchise in realtà virtuale; agendo così da vera e propria piattaforma dentro alla quale sperimentare con tutti i contenuti pubblicati da cinque anni a questa parte.

Come anticipato, Hitman 3 prosegue la storia dei precedenti capitoli, che partivano da un Agente 47 maturo ma confuso, ritrovatesi all’interno di un complotto che vedrà la conclusione in questo specifico capitolo. Avendo il titolo di IO Interactive un’impostazione molto più vicina ad un videogioco puro rispetto alla maggior parte delle produzioni AAA contemporanee, la sceneggiatura di tutta la trilogia non regala grosse soddisfazioni, limitandosi a fare da piccola cornice narrativa, pretestuosa alla discesa sul campo. C’è da dire che Hitman 3 fa di tutto per restituire attraverso la messa in scena un’impostazione più epica e profonda, ma finisce – al contrario – per sembrare ancora più vuota, allineandosi a quel tipo di impostazione stilistica propria di un Christopher Nolan che, quando non funziona, lo dimostra in modo plateale. In ogni caso, per un prodotto come questo la narrativa non risulta di fondamentale importanza, anche perché le sei missioni disponibili prevendono un grosso elemento di rigiocabilità che si fa vero e proprio marchio di fabbrica del prodotto; prodotto che sarebbe risultato appesantito da una narrativa più presente.

Il gameplay d’altro canto, vero punto di forza dell’opera, risulta ancora meraviglioso nel suo concept, quanto riuscito nella sua realizzazione. In Hitman 3 dovremo sostanzialmente eliminare uno o più target contestualizzati all’interno di una piccola manciata di mappe, e starà a noi ed a noi soltanto decidere in che modalità e con quali tempistiche completare le missioni. Per raggiungere il nostro obiettivo avremo la possibilità di rubare l’identità di ognuno dei numerosissimi NPC presenti nella mappa, mimetizzandoci tra una folla che non deve assolutamente percepire la nostra presenza.

Sebbene in Hitman 3 siano presenti armi da fuoco ed oggetti contundenti letali, la natura del prodotto sta invece nell’evitare il più possibile lo scontro; ed una run eseguita a regola d’arte prevede l’eliminazione dell’obiettivo senza neppure il minimo sospetto da parte delle altre forze in gioco. Questo non vuol dire che non possiate ricorrere alle maniere forti, correndo come matti imbracciando un mitragliatore o strangolando con il filo spinato qualsiasi cosa si muova; ma il punteggio al debriefing risentirà di qualunque azione alla Rambo abbiate elargito durante la missione.

In realtà virtuale, questo gameplay, beneficia incredibilmente dell’immersione data da un caschetto VR, che vi farà percepire in modo molto più insistente l’ambiente circostante ed i personaggi che lo caratterizzano. Se però pensate di muovervi fisicamente, abbassarvi dietro ad una copertura o muovere le vostre braccia indipendentemente siete – ahimè – fuori strada. Purtroppo Hitman 3 urla da tutti i pori quanto sarebbe dovuto essere un prodotto esclusivamente roomscale, e che grazie alla libertà d’azione data da un visore più contemporaneo poteva realmente ambire al titolo di capolavoro. Il rimanere relegati ad un visore a bassa risoluzione, che permette pochi movimenti e che si utilizza molto meglio da seduti che da in piedi fa davvero strano per un prodotto di questo tipo, ma la questione più incomprensibile è legata sicuramente al Dualshock 4. Hitman 3 non è infatti compatibile con i Playstation Move, e si potrà giocare esclusivamente attraverso il tradizionale controller dell’appena pensionata console di Sony, limitando la tipologia di movimenti ed interazioni che sarebbe stato possibile fare attraverso due periferiche ben distinte.

Per qualche incredibile allineamento dei pianeti, però, il Dualshock 4 funziona; o meglio, funziona molto più di quanto non ci saremmo aspettati. Nonostante il movimento delle mani sugli assi si riferisca prevalentemente alla mano destra, con una mano sinistra che rimane spesso fuori campo, le interazioni con gli oggetti ed i personaggi attraverso il controller proprietario si comportano paradossalmente meglio che con altri titoli VR giocati attraverso i Playstation Move. Ed ecco che strangolare, menare e trascinare i personaggi risulta una vera e propria gioia per i sensi, che non fa rimpiangere gli odiosissimi Move, anche grazie ad una calibrazione quasi perfetta della periferica, che perde raramente il tracciamento all’interno della sua piccola area di gioco.

Questo non vuol dire che il gameplay in VR risulti comunque perfetto. Il più grosso limite dell’intera produzione è infatti proprio uno dei suoi più grandi punti di forza: il level design. Le mappe di Hitman 3, così come lo erano quelle dei due precedenti capitoli, sono quasi tutte meravigliose, stratificate ed estremamente estese sia in orizzontale che in verticale; ed in VR, da seduti, con un pad in mano, non restituiscono la meraviglia che avrebbero potuto restituire. Se in Blood & Truth l’impostazione su binari ci faceva immergere totalmente nelle sue splendide location, in un titolo a movimento fluido che presenta un’estensione ragguardevole ed un enorme numero di elementi di cui tener conto com’è Hitman 3, la necessità di spezzare lo sguardo attraverso lo snap turn ad ogni batter d’occhio rovina – in parte – l’esperienza. La constatazione è particolarmente dolorosa perché le mappe di Hitman 3 non sono belle, ma letteralmente meravigliose, e viverle attraverso il nostro movimento a trecentosessanta gradi sarebbe stato un sogno che si avvera.

A tal proposito, l’impatto estetico dell’ultimo arrivato in casa PSVR è decisamente ragguardevole, soprattutto grazie ad una direzione artistica ed una realizzazione tecnica che non vediamo tutti i giochi sui nostri HMD casalinghi. La cura per i dettagli nella messa in scena, una fotografia formidabile ed un sound design clamoroso, riescono a restituirci qualcosa che con i nostri occhi, dall’interno, non abbiamo mai sinceramente visto. Tra tutte le zone disponibili spicca poi un club berlinese che è sinceramente una delle cose più incredibili che ho mai visto durante tutta questa prima generazione di realtà virtuale, che mi ha riportato – con una certa commozione – ad un periodo in cui la socialità non si era ancora trasformata in quella che conosciamo oggi. Sembra un elemento di poco conto, ma vi assicuro che vivere in prima persona un club di musica elettronica stracolmo di persone nell’epoca del Covid è qualcosa di straordinario, e non nego di aver perso quasi un’ora a girovagare per la folla, per il solo gusto di sentirmi presente. La realtà virtuale riesce a fare anche questo, soprattutto se in mano ad una software house estremamente capace, e – nonostante tutti i problemi che la versione Playstation VR presenta – non si può negare ad Hitman 3 una forza ed un impatto che raramente ci è capitato di vedere nel mondo dei videogiochi.

Nonostante l’ottimo colpo d’occhio, Hitman 3 è un esempio molto chiaro di quanto Playstation 4 abbia ormai fatto il suo tempo. Sebbene i mondi messi in piedi da IO Interactive risultino in gran parte clamorosi, la versione Playstation VR presenta degli innegabili problemi di downsampling della risoluzione e di pop-up dei personaggi, che compariranno e scompariranno a vista d’occhio in tutte le zone più spiccatamente popolose. Se sul visore di Sony abbiamo ormai fatto il callo ad una risoluzione al limite dell’accettabile, il pop-up di elementi e personaggi risulta effettivamente molto fastidioso, anche perché avverrà il più delle volte a distanza di pochissimi metri dal vostro sguardo, e non potrete che farvi andar giù il boccone in tutte le situazioni in cui l’hardware, evidentemente, non ce la fa. Non avendo ancora in redazione una Playstation 5, non sappiamo se Hitman 3 funzioni effettivamente meglio sulla next gen in retro-compatibilità, ma ad oggi non è ancora stato dichiarato niente in proposito, né da IO Interactive, né da Sony.

Ovviamente il downgrade della versione PSVR non è l’unico difetto. Sul fronte del gameplay, offrendo chiaramente infiniti approcci d’azione, è stato ovviamente impossibile restituire infinte reazioni, e quando il vostro diabolico piano uscirà un po’ troppo dagli schemi prestabiliti dagli sviluppatori, potreste trovarvi di fronte a situazioni da slapstick comedy un po’ fuori luogo. Potrebbe capitarvi di stendere una guardia, rubargli i vestiti e stare in silenzio di fianco ad un terzo personaggio che, dopo aver assistito alla scena, continua a farsi i fatti suoi; o ancora, di interagire con NPC che vi hanno visti pochi secondi prima in un altro ruolo, senza accorgersi che li state bellamente buggerando. Sono piccole cose, e con un po’ meno di malizia è possibile godersi Hitman 3 senza incappare a questi “buchi di reazione”, ma ovviamente l’IA nemica non risulta ancora sviluppata come vorrebbe, concettualmente, il prodotto.

Parlando di longevità, è invece impossibile dare un’opinione oggettiva. Correndo come matti e seguendo solo una delle possibili strade per completare una missione, potreste finire Hitman 3 serenamente in tre o quattro ore. Tuttavia l’intera struttura del prodotto IO si fonda sulla rigiocabilità, sul cambio d’approccio, sulla scoperta di trame e sottotrame completamente ignorabili, che vanno però a costruire un mondo di gioco vivo e pulsante, che risulterà irresistibile per chi riesce ad allinearsi al concept originale. In quanto a sandbox, la forza di Hitman 3 sta proprio nell’esplorare tutte le possibilità restituite al giocatore dall’abile studio si viluppo; e per assistere a gran parte delle soluzioni possibili potrebbero volerci decine e decine d’ore. Da non sottovalutare assolutamente, poi, l’idea di acquistare gli altri due capitoli del franchise, magari in un’edizione completa che sblocchi anche missioni secondarie e modalità alternative. Ripeto che letteralmente tutto quello che è uscito ad oggi all’interno del franchise, se in libreria, è possibile giocarlo in realtà virtuale; ragion per cui l’intera saga di Hitman è probabilmente l’esperienza VR più longeva che abbiamo ad oggi, a prescindere dalla piattaforma.

Hitman 3 in VR è meraviglioso da una parte, quanto deludente dall’altra. Se il prodotto in sé si rivela un videogioco di grande spessore, l’impatto visivo è splendido ed alcune situazioni sono oggettivamente da pelle d’oca, è innegabile quanto la saga di Hitman avrebbe beneficiato di un visore molto diverso, rispetto a quello scelto come esclusiva VR. D’oggi in poi mi sognerò la notte Hitman vissuto via Oculus Quest attraverso Virtual Desktop; ma ciò vuol dire che l’opera di IO Interactive mi ha comunque segnato, e risulta un prodotto estremamente consigliato a chiunque abbia esclusivamente un Playstation VR. Per tutti gli altri dipende; se riuscite a passare sopra i difetti di un visore ormai vetusto fateci sicuramente un pensiero, se per voi VR vuol dire oramai soltanto roomscale e movimento a trecentosessanta gradi lasciate perdere, potreste rimanere veramente scottati.

Hitman 3 è disponibile dal 20 Gennaio 2020 al prezzo di 69,99€ su Playstation Store, compatibile con Playstation VR e Dualshock 4.

Riassunto:



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