Gunheart: la recensione

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Introduzione

Gunheart è uno sparatutto dalla forte componente cooperativa, ad opera del neo formatosi team Drifter che include veterani del settore provenienti da Epic e ID Software, con recenti collaborazioni anche nell’ambito della realtà virtuale in Bullet Train e Robo Recall.

Il gioco

La struttura di Gunheart prevede una libera serie di partite su livelli generati casualmente, con modalità e scenari differenti di progressiva difficoltà. Ad ogni incontro verremo premiati con il denaro raccolto più una spartizione del montepremi in base alla prestazione dei partecipanti, il quale andrà investito per acquistare svariati potenziamenti ed armi.

Il software prevede una architettura client-server: anche qualora volessimo giocare da soli, servirà una connessione ad internet e tutto ciò che accade verrà pilotato lato server. Avviando il gioco si entrerà nella hall relativa al server Drifter più vicino dove vedremo gli altri giocatori in attesa della medesima area. Sarà sempre possibile spostarci di hall, qualora amici o membri del nostro team risiedano in un area differente. Ciò che invece non si potrà fare è evitare ogni contatto, e questo ha valso specie nella settimana del lancio numerose critiche al gioco, a mio avviso largamente immeritate. Tenete conto che è prassi consolidata che i titoli VR di un certo livello ricevano abbondanti, talvolta feroci, critiche mentre i titoli minori abbiano feedback quasi immacolati da parte dei pochi che li degnano di attenzione: è sempre valido il consiglio leggere attentamente le recensioni, contestualizzate più che basarvi sui numeri, il granchio è dietro l’angolo.

Gunheart presenta mondi alieni popolati da ostili razze insettoidi, con voi nel ruolo di curiosi soldati robot fluttuanti dal casco a display, uniti in gruppi di tre. Gli alieni sono di tipo antropomorfo, scelta non casuale in quanto sono numerosi i casi di disagio per ragni e insetti che nella realtà virtuale ci saltano addosso, toccandoci. Gli scenari sono anch’essi tendenti al fantastico, enormi isole fluttuanti nel cielo, grandi caverne imperlate d’ambra con occasionali intermezzi in più consueti interni metallico tecnologici. La grafica è di grande effetto, gira fluida anche su configurazioni modeste e con un sacco di nemici su schermo.

L’impronta surreale di Gunheart si riflette anche sull’equipaggiamento, poco incline ad una meccanica realistica (niente ricarica manuale nelle armi) che talvolta appare quale estensione trasformabile del proprio corpo. Ogni giocatore ha due pistole, una per mano, un arma a due mani che si materializza congiungendo i controller come se fossero un manubrio, e due raggi traenti usati per catturare o scaraventare via i nemici e curare compagni feriti. Le armi coprono una discreta gamma di stili, ma sono ancora soggette ad integrazioni e bilanciamenti: la pistola a cariche esplosive del lancio è stata infatti già modificata, ma anche la carabina e l’arco hanno subito affinamenti.

Gunheart, anche nel suo stato early access e quindi senza tutti i contenuti previsti, richiede un minimo di 20 ore per ottenere tutte le armi ed avvicinarsi al pieno potenziamento del personaggio. Gli scenari sono sì casuali, ma ripescano da una base comune di locazioni montate l’un l’altra: a livello di randomizzazione la situazione è molto migliorata rispetto al lancio, tuttavia un gioco simile ha senso se offre una crescita non dico illimitata ma quasi, quindi mi aspetto – cosa che sta in effetti già accadendo – che ogni patch aggiunga ore potenziali e varietà, e che il level cap sia tirato molto più su. Il gioco supporta il multiplayer incrociato tra tutte le piattaforme e gli store, a cui si aggiungerà anche la futura versione PSVR.

Comfort e implementazione

I Drifter hanno fatto un lavoro spettacolare su questo versante, Gunheart è pienamente godibile a qualsiasi livello di comfort. Il gioco integra un teletrasporto divertente da usare ed organizzato al pari di un super potere, che è di fatto un elemento strategico indispensabile per volare da una piattaforma all’altra. E’ supportato anche un sistema di movimento fluido, che si va ad aggiungere al teletrasporto senza sostituirlo, con tanto di raffinato riduttore di campo visivo proporzionale alla velocità (disabilitabile) alla Google Earth, efficace nel ridurre l’incidenza del mal di simulatore. Il gioco ha avuto seri problemi di latenza al lancio, essendo lo sparo integralmente gestito dal lato server e quindi fortemente soggetto ad inconvenienti nelle connessioni lente, problema già risolto da alcuni aggiornamenti. Resta sempre consigliabile scegliere server europei, la cui posizione è ben visibile nel pannello delle partite disponibili, peraltro ordinate per latenza.

Conclusioni

Gunheart è un bel gioco. Ha una natura fortemente multigiocatore, su cui è inutile remare contro: se volete giocare in totale solitudine, cosa comunque possibile, io vi consiglierei di puntare su altri prodotti perché vi stareste perdendo l’elemento più interessante. Il multiplayer di Gunheart si distingue dai tanti presenti in realtà virtuale per la grande discrezionalità, potrete giocare in totale autonomia, senza concordare nulla con i compagni ne’ dovendo obbligatoriamente comunicare a voce (e senza che questo li danneggi, zero patemi per i novizi) entrando e uscendo quando vi pare dalle partite con un eccellente sistema di auto bilanciamento della difficoltà.