Dimension Hunter: la recensione

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Introduzione

Dimension Hunter è stata una ottima demo risalente addirittura al Gennaio 2017. Il suo stile unico, con contorni netti, colori pieni e lo stile comics con tanto di balloon e retinature, ha captato l’attenzione di diversi giocatori anche grazie ad una competente qualità realizzativa. Un grande balzo in avanti rispetto ai due titoli precedenti della stessa casa, produzioni curiose ma dalle pretese limitate. Il prolungato silenzio ha fatto temere per il peggio, ma alla fine il gioco è giunto alla sua data di pubblicazione.

Il gioco

Trattasi di uno sparattutto sui binari del tipo più classico, una sorta di Time Crisis in chiave fumettistico/fantascientifica con progressione a tappe, ampio uso delle coperture e boss di fine livello. Non è un approccio particolarmente originale per la realtà virtuale, di giochi simili ce ne sono già diversi, anche se quelli effettivamente validi sono in numero contato (citerei principalmente Mortal Blitz ma anche Bullet Sorrow). Curiosamente, ma con una curiosità intrisa di forte perplessità, gli sviluppatori hanno pensato di prevenire ogni eventuale critica sulla libertà di movimento introducendola opzionalmente: peccato che in un gioco simile non abbia davvero senso, visto che non c’è nulla da esplorare, la progressione resta fortemente lineare ed i nemici fanno il respawn sempre nei punti prefissati. Come rovinare una cosa fatta bene cercando di farne due così così.

Il secondo motivo di perplessità di Dimension Hunter è che in effetti il meglio che avesse da offrire lo aveva già mostrato tutto nella demo. Ci sono ambientazioni ulteriori, con nuovi nemici quali alieni e dinosauri, ma il forte stile comics va a perdersi annacquando il tratto fumettistico per una tridimensionalità che poco ci azzecca, unita a scenari generalmente scarni e dalla modesta ispirazione. Pessima idea anche sul lato del sonoro, con un jukebox dove potremo scegliere una colonna sonora metal, tecno, 8 bit e un altro paio che ora non ricordo, tutte egualmente fuori contesto. Ripeto il concetto citato poc’anzi: provando a fare molte cose ed il loro contrario, il gioco dissipa un consistente capitale stilistico dando una forte sensazione di aprossimazione. Sarebbe stato mille volte meglio tenere una sola ambientazione che avesse però varietà di situazioni, frangenti fumettistici con testi e colpi di scena, pochi nemici ma ben disegnati ed una sola musica che, bella o brutta che sia, sarebbe stata la sua.

Comfort e implementazione

Il lato tecnico è solido, Dimension Hunter ha una eccellente nitidezza, dei buoni menu e performance costanti. Il movimento sui binari è pensato bene, e risulta avere un discreto livello di comfort nonostante lo scivolamento su più piani, sfruttando bene anche l’eventuale tracking a 360 gradi. I movimenti fluidi supportati sono due, a parte il fatto di essere del tutto fuori contesto, sono anch’essi realizzati decentemente.

Conclusioni

Dispiace muovere critiche ad un gioco che attendevo con impazienza, ma è come se tutto ciò che sia stato aggiunto dalla demo del gennaio scorso abbia preso la piega sbagliata o provenga da una mano diversa: movimenti liberi in un gioco nato per i binari, musiche selezionabili a preferenza nessuna delle quali pertinente con lo stile fumettistico, nemici e scenari aggiungivi scarsamente ispirati e di qualità altalenante. Dimension Hunter era riuscito nel difficile compito di catturare l’attenzione con il suo stile unico, che gli permetteva di distinguersi dal mare indistinto di sparatutto VR, ma da tali acque purtroppo non riesce ad erigersi nella sua versione finale.