Cosmodread: recensione e video recensione (Quest/PCVR)

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Giocato su Oculus Quest 2

Dreadhalls ci aveva terrorizzati qualche anno fa su Oculus Rift, Oculus Go e successivamente su Oculus Quest, facendoci capire – forse per la prima volta – quanto la realtà virtuale si sposasse con una certa concezione di videogioco dell’orrore, in cui guardarci costantemente le spalle e fuggire senza poter contrattaccare. White Door Games torna oggi sui suoi passi con una sorta di seguito spirituale della sua opera prima, mettendoci questa volta all’interno di un’astronave piena di creature spaventose, dalle quali dovremo fuggire per tornare a casa vivi. Scopriamo insieme come se la cava questo nuovo e spaventoso horror per Oculus Quest e PCVR, in uscita oggi.

In Cosmodread quello che dovremo fare è molto semplice, o almeno lo è all’apparenza. Dopo esser finiti malauguratamente su un’astronave aliena, il nostro obiettivo sarà quello di riattivare i quattro punti centrali della struttura per poi fuggire attraverso un piccolo pod di salvataggio. Il problema è che la nave è sprofondata nel buio a causa di un crash del sistema improvviso, e la struttura labirintica dei livelli non ci aiuterà di certo a farci strada tra le lugubri stanze dell’inquietante astronave. Fortunatamente, al nostro polso avremo sia una torcia che una mini mappa, che andrà via via a completarsi ogni qualvolta che esploreremo una stanza, aiutandoci a creare una mappa mentale che si rivelerà fondamentale per muoverci in agilità da una parte all’altra del level design.

E che ci vuole, direte voi; ma quello che non sapete ancora è che la nave è infestata da mostri deformi e spaventosi che ci uccideranno in men che non si dica, costringendoci a procedere di stanza in stanza con una certa tensione addosso. Fortunatamente, al contrario dell’opera precedente dello sviluppatore, in Cosmodread potremo rispondere al fuoco attraverso un’arma che troveremo all’inizio del livello, e che cambierà ad ogni partita, esattamente come la disposizione dei mostri e delle stanze.

Avete capito bene, l’opera di White Door Games è proprio quello che pensate: un rogue-like nel cuore e nell’anima, in cui tentare di eseguire una run perfetta vi farà saltare più di un nervo ad ogni restart, poiché quello che si nasconde tra le ombre della nave non è mai quello che vi aspettate.

Abbiamo parlato spesso di come il rogue-like sia un genere che si sposa particolarmente bene con la realtà virtuale, ed – ancora di più – con l’horror. Questo perché in un videogioco dell’orrore tradizionale arriverà un determinato momento in cui riusciremo ad aspettarci esattamente quello che succederà, poiché le situazioni che vengono presentate nel primo atto dell’opera tendono a reiterarsi fino alla fine adottando, al limite, alcune variazioni sul tema. L’esempio più lampante è Resident Evil 7: grande capolavoro dell’horror in realtà virtuale, ma che smette di far davvero paura da circa metà gioco, poiché ad un certo punto avremo necessariamente visto tutto quello che c’è da vedere. Al contrario in un rogue-like, e quindi in Cosmodread, ogni stanza verrà affrontata sempre con la stessa tensione in corpo, ed ogni run risulterà tesa esattamente come la precedente, in un crescendo di paura e terrore che si fa quasi insopportabile intorno alle ultime battute.

Questo succede anche perché il titolo di White Door Games non è un gioco facile, ed anzi la difficoltà andrà ad esacerbare con il passare del tempo; un po’ perché l’astronave si riempirà sempre più di creature spaventose, un po’ perché una volta attivate un paio di stanze sulle quattro totali, inizierete involontariamente a correre più veloci per cercare di chiudere la run.
Questo aspetto di Cosmodread si ripercuote anche sulla longevità del titolo, che se riuscirete a finire subito senza mai morire potrebbe durarvi addirittura un’oretta scarsa. Ahimè, vi assicuro che non è così, e le run che dovrete fare per arrivare a casa sani e salvi saranno decine e decine, aumentando costantemente il senso di sfida e la voglia di farcela.

Per chi non ne vuole sapere di perdere i progressi fatti ad ogni morte non disperate, perché Cosmodread propone un sistema di progressione intelligente e stimolante, che vi ricompenserà anche quando le cose non finiranno al meglio. All’interno dei livelli sono presenti infatti dei dischi dati che, una volta decriptati attraverso una macchina specifica, sbloccheranno per sempre la possibilità di craftare determinati oggetti, che andranno a migliorare definitivamente il vostro walkthrough. Da una borsa che aumenta lo spazio nell’inventario ad un oggetto rumoroso che distrae i nemici; da una bomba devastante alle munizioni della vostra arma, necessarie a facilitare il vostro percorso. Inoltre, anche se non troverete questi dischi, ad ogni morte sbloccherete un modificatore che potrete attivare nelle vostre partite successive, diminuendo od aumentando la difficoltà di un gioco, che può dare grandi soddisfazioni anche sulla lunga distanza. La mossa estremamente furba di White Door Games è stata infatti quella di creare sostanzialmente un piccolo ecosistema di gioco che si regge meravigliosamente sulle proprie gambe, per poi infarcirlo di elementi che vanno a stratificarne il gameplay, e che vi spingono a giocarlo e rigiocarlo nonostante – di base – l’esperienza sia sempre la stessa. Certo è che se cercate un’avventura più tradizionale e non siete fan del genere, Cosmodread potrebbe addirittura annoiarvi già dopo un paio di run, ma è un difetto proprio di un genere che o si ama o si odia.

Un piccolo inciso sull’elemento horror. È vero che il rogue-like funziona abbondantemente se associato al genere in esame, ma Cosmodread riesce a fare anche meglio attraverso un ottimo lavoro su sound design ed elementi visivi. Da una parte abbiamo un audio agghiacciante, che ci spingerà a girarci ogni tre per due per questo o quell’altro rumore, aumentando la tensione a livelli raramente toccati dallo standalone di facebook; dall’altra abbiamo un design della nave minimale, che si sposa con un character design delle creature che sembra uscito da un incubo di Lovecraft, e che ricorda con amore e disprezzo gli angusti corridoi di Dead Space.

Le creature sono orrende e difficili da buttare giù, ed hanno oltretutto poteri unici che dovremo comprendere proseguendo nel gioco. Il peggiore è sicuramente il pezzo di carne dentato, che sparirà e ricomparirà randomicamente nei pressi della vostra posizione, spegnendovi la torcia e facendovi costantemente sobbalzare da una parte all’altra mentre cercherete di abbatterlo.
Un altro elemento fondamentale è poi legato, chiaramente, alla luce. Le stanze di Cosmodread sono buie come la notte, ma potremo in qualsiasi momento accendere le luci aggiungendo una batteria alla scheda che gestisce la singola sezione. Illuminando le stanze potremo non solo avere una visione più chiara del singolo luogo, ma anche disintegrare i nemici deceduti, che torneranno altresì in vita dopo qualche minuto dalla loro morte.

Chiudiamo infine sull’aspetto tecnico, che si difende più che dignitosamente su Oculus Quest 2. Nonostante non stiamo parlando di un impatto da spacca mascella, Cosmodread risulta pulito ed efficace sul pannello dell’ultimo standalone di Facebook, restituendoci un ottimo lavoro soprattutto sui corpi illuminanti. Lavorando prevalentemente di luci ed ombre, il titolo di White Door Games regala il meglio di sé sullo schermo definito e profondo di Quest 2, che riesce oltretutto a bilanciare dignitosamente i neri di un pannello LCD che non vanno giù decisamente a tutti. Ottimo anche l’impatto su personal computer, che mantiene il minimalismo artistico della versione Quest, ma che spinge l’acceleratore su massa poligonale e qualità delle texture, non sconvolgendo di certo il materiale di partenza, ma aggiungendo un tocco di profondità al tutto. In generale consiglio comunque di giocare Cosmodread su Quest 2, o su un Quest collegato al PC tramite VD; poiché vi ritroverete costantemente a ruotare sulla vostra posizione in cerca di oggetti e mostri spaventosi, e sarebbe un peccato inciampare su un cavo che si fa sempre più di troppo nel mercato VR. Ottimo poi il lavoro sul motion sickness, con la possibilità di utilizzare quattro differenti sistemi di movimento, che vanno ad eliminare qualunque rischio di chinetosi nel giocatore.

Cosmodread è un ottimo horror, se non uno dei migliori rogue-like presenti sul mercato Oculus Quest. Il suo più grande difetto è sicuramente il non essere un prodotto adatto a tutti; un po’ per il suo genere di riferimento, un po’ proprio per il suo essere un figlio illegittimo di Rogue a tutti gli effetti. D’altro canto, chi ama i due generi proposti dall’opera di White Door Games non potrà invece far altro che crogiolarsi nell’orrore di cui è pregno il prodotto, e scoprire una delle produzioni oggettivamente più riuscite dell’intera stagione in realtà virtuale.

Cosmodread è disponibile dal 25 Marzo 2021 al prezzo di 19,99€, disponibile su Oculus Quest e su Steam, compatibile con HTC Vive, Oculus Rift, Valve Index e WMR.

 

 

 




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