Conquer: la recensione

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Introduzione

Ho avuto difficoltà ad approcciarmi verso Conquer, non tanto perché il gioco sia particolarmente complesso quanto perché si ostina ad avviarsi con ideogrammi del tutto incomprensibili. Avendo individuato per tentativi la voce relativa alle configurazioni ed avendo impostato la lingua inglese, tali configurazioni non vengono salvate e al riavvio successivo il problema si ripete. Uniamo questo elemento ad un tutorial non saltabile che per spiegare due tasti impiega minuti, risultando comunque poco chiaro, e chiudiamo il quadro di come non andrebbe presentata una produzione qualsiasi destinata al mercato internazionale.

Il gioco

Conquer ha una grafica ben realizzata, con modelli convincenti e belle superfici, niente di eclatante ma di certo superiore alla debole media delle produzioni indipendenti per realtà virtuale. Questo elemento da solo può far perdonare diverse cose e mi ha stoicamente portato a finire il tutorial e addirittura una decina di partite, laddove l’istinto gridava forte di liberare immediatamente lo spazio disco.

Nella sua nichilistica semplicità Conquer risulta criptico, perché ci si continua a chiedere se sia tutto là ritenendolo improbabile. Ha infatti un retrogusto hack’n slash e qualcosa che possa somigliare a una progressione, ma questi elementi sono talmente striminziti da far quasi rimpiangere uno sparattutto ad ondate o quantomeno a differenziarsi pochissimo da esso. Il gioco consiste nel progredire in dei livelli totalmente lineari, delimitati da barriere magiche le quali cadono solo dopo che vengono eliminati tutti i nemici presenti. Tali nemici appaiono con un respawn talmente evidente da essere indigeribile: se, ad esempio, avrete due nemici normali ed uno più grosso su schermo, uccidendo quest’ultimo farà immediato respawn uno analogo, in modo che ci siano sempre due piccoli e uno grosso fino al raggiungimento del numero di uccisioni previsto. Fatto quello si avanza alla prossima barriera con una situazione del tutto identica.

Comfort e implementazione

La difficoltà è mal regolata e fonte di intensa frustrazione. Si muore con una facilità estrema e dopo ogni decesso dovremo sorbirci un caricamento infinito, che il più delle volte supera per durata la partita stessa. Le immagini mostrano diverse locazioni e ci sono tre armi che potrete ottenere, dato che si inizia con la sola spada, ma non mi capacito del livello di sopportazione necessario a vedere tutti questi contenuti. Il gioco supporta sia il movimento fluido che un dash teleport ben fatto, ma obiettivamente non c’è nulla da esplorare e si passerà il tempo a sventolare le braccia per dare spadate a destra e a manca. Come già detto ha una grafica piacevole ed anche fluida, unico elemento di pregio della produzione. Nonostante l’icona indichi la compatibilità con il Rift non siamo riusciti ad avviarlo con il visore Oculus, il titolo è stato quindi recensito sul Vive.

Conclusioni

E’ vero che il mercato VR ha degli standard qualitativi striminziti, anche se le produzioni ispirate non mancano, ma un gioco che non diverte resta un paradosso inaccettabile qualsiasi sia il contesto. Nonostante la cosmesi di buona pulizia il tempo di gioco verrà speso in caricamenti interminabili, con morti frequenti a cui non sembra possiate far fronte in alcun modo. Anche la libertà di muoversi sembra irridere il giocatore, visto che negli angusti spazi non si può esplorare nulla e ci sono barriere a ogni piè sospinto. Un vero disastro.