Arcsmith | la recensione | Oculus Quest

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Articolo e video a cura di Luka Hardy

Giocato su Oculus Quest 2

Quando mi sentite dire che la realtà virtuale cambia completamente il vostro modo di giocare, mettendovi più a confronto con un’esperienza personale, piuttosto che con un videogioco tradizionale, è perché ne sono fermamente convinto. Lo dimostrano quei titoli che – molto probabilmente – con mouse e tastiera o gamepad alla mano non darebbero le stesse sensazioni. Spesso la realtà virtuale ci ha insegnato che l’obiettivo primario di un videogioco è saper far divertire, ragion per cui non è necessaria chissà quale impalcatura hollywoodiana ma delle semplici e buone idee. Questo concetto sembra essere chiaro nella testa dei ragazzi di Bithell Games con il loro Archsmith, che ci propongono un puzzle game esclusivo per Oculus Quest semplice da comprendere, ma che capace di mettere alla prova il vostro ingegno, contornato da una trama fantascientifica spaziale sufficientemente ben scritta, e per di più interamente tradotta in italiano.

Arcsmith si fonda su una semplice idea molto funzionale, che vi mette nei panni di apprendista costruttore su una basa spaziale. Deguendo le indicazioni del “grande” veterano capo della stazione e del suo simpatico droide, imparerete subito a prendere dimestichezza con quello che dovrete fare per tutto il resto della vostra avventura. Tramite l’utilizzo di vari dispositivi dovrete costruire vari tipi di oggetti, che vanno da una piccola radio per rendere la vita sull’astronave più gradevole a veri propri progetti militari e di supporto.

La storia del gioco vi guiderà e darà un senso agli oggetti che dovrete costruire; per ognuno di loro vi verrà indicato il funzionamento di base e vi saranno dati i primi pezzi sui quali iniziare a capire come arrivare ad ottenere l’oggetto richiesto.
Per costruire un drone da battaglia – per esempio – sarà necessario capire come alimentare tutte le sue varie parti nella maniera coretta, senza che queste si surriscaldino o che abbiano sbalzi di corrente.

ogni pezzo che vi sarà fornito avrà le proprie regole di energia e alimentazione che dovrete cercare di soddisfare costruendo il meccanismo utilizzando piccoli generatori, dissipatori, radiatori e altre unità simili, ognuna con le proprie capacità e caratteristiche. Se un generatore fornisce un certo numero di energia, il radiatore provvede ad abbassare tali valori, in modo che l’elettricità possa passare in tutto il percorso senza surriscaldare e far esplodere nulla. Come detto in precedenza, il tutto sembra molto semplice e lo è pure nei primi livelli, tuttavia più avanzerete nell’avventura più i puzzle diventeranno ingegnosi, difficili, ma mai impossibili da capire. Saprete sempre cosa fare, ma starà a voi capire come arrivare all’obiettivo; potrebbe non avere senso montare un radiatore sopra un pannello di circuiti, ed ecco che in men che non si dica, passerete dallo scetticismo iniziale al ritrovarvi a discutere con voi stessi, ragionando su come costruire un contenitore di antimateria. La realtà virtuale da qui il meglio di sé; potete prendere in mano gli oggetti, guardarli da ogni prospettiva, montare e rismontare ogni singolo oggeto ponendovi una sorta di ultimatum a voi stessi del tipo: ” non smetto di giocare finché non capisco come risolvere questa cosa”, e le vostre ore scorreranno senza che vene accorgiate, facendo compiere ad Arcsmith il suo obiettivo primario: intrattenervi, coinvolgervi e divertirvi.

Non voglio dedicare molto tempo alla trama che accompagna le vicende di Arcsmith, per il semplice fatto che – seppure molto basilare – riesce ad integrarsi bene con tutto il resto, dando senso alla vostra avventura e alzando il tasso di coinvolgimento. Passerete presto dall’essere un apprendista di questa nave spaziale con il vostro severo capo che nasconde un terribile mistero, a dover capire quali oggetti costruire prima per far fronte a un’imminente guerra che può minacciare gli abitanti del pianeta a voi vicino; il tutto mosso da scene d’intermezzo che si fanno via via sempre più movimentate, passando dall’ironia iniziale al dover respingere gli invasori.

Ma quindi questo titolo ha solo pregi e nessuno difetto? Posso dirvi che, nella sua semplicità, Arcsmith è stato capace di non mostrare grandi sbavature. Un gameplay facile e intuitivo, ma allo stesso tempo impegnativo, una trama gradevole da seguire anche se non eccelsa (ma comunque tradotta tutta in italiano, che in VR non è cosa da tutti i giorni), aggiungiamo anche il fatto che il gioco si lascia giocare perfettamente anche da seduti, fa risultare il gioco adatto davvero a tutti.

Forse la longevità non è particolarmente lodevole. La trama principale non è lunghissima, ma dura quanto basta per un gioco in realtà virtuale, anche se una volta completato difficilmente tornerete a riprendere in mano il prodotto.

Arcsmith è un buon titolo che mi sento di promuovere con buoni voti, in quanto ha saputo divertirmi e coinvolgermi in una tipologia di gioco che non mastico tutti i giorni, ed è forse per questo che mi sono sentito gratificato dall’esperienza proposta. Certo gli manca quello “Scatto” che lo separa dall’essere un buon gioco a un titolo superlativo, ma è un titolo che mi senti di consigliare a tutti i possessori di un caschetto Oculus, a patto che non siate alla ricerca di un titolo da ritmi sostenuti e adrenalinici.

Arcsmith è disponibile dal 29 Luglio 2021 al prezzo di 24,99€ su Oculus Quest.




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