X Rebirth VR Edition: la recensione

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Introduzione

E’ destino che i grandi giochi di esplorazione spaziale in realtà virtuale abbiano tutti radici lontane e prestigiose. Se per Elite dobbiamo tornare addirittura al 1984, ma era cosa ben diversa dall’Elite Dangerous odierno, la saga di X inizia nel 1999 con Beyond The Frontier che aveva di già molti degli elementi tipici non solo della serie ma direi di tutto il genere che si è venuto a sviluppare in seguito. Egosoft, software house teutonica che oramai da un ventennio segue la saga X nelle sue varie diramazioni, ha avuto il merito di trasporre l’ultimo nato della serie X Rebirth in una versione VR che ne mantiene molti elementi, ma che non risulta interamente coincidente col titolo flat. Beneficia inoltre di una versione più aggiornata del motore grafico proprietario, che anticipiamo avere ottime performance.

Il gioco

X Rebirth VR è uno di quei giochi che mettono in croce il redattore di turno, perché ha non solo una curva di apprendimento ripida ma anche una profondità che si dovrebbe calcolare in decine, se non in centinaia di ore, del tutto fuori scala per i tempi tecnici di un articolo. Descriverò quindi al meglio la mia esperienza con il titolo, facendo spesso raffronti con Elite che rappresenta lo standard de facto del volo spaziale in realtà virtuale (e non). L’anima open world dei due è simile nelle fondamenta: entrambe propongono l’intera galassia esplorabile, possibilità di intraprendere carriere diverse basate su commercio, combattimento ed alleanze ed innumerevoli aree esplorabili. Il retrogusto che ne risulta è molto diverso, i due giochi in un certo qual modo si compensano.

X Rebirth si svolgerà per la gran parte nell’abitacolo della nave, ma permetterà occasionali visite ad altre locazioni. E’ per esempio possibile visitare l’interno della propria nave, in cui vedremo le persone dell’equipaggio che avremo assunto, ma anche scendere a piedi in tutte le stazioni ed esplorare gli ambienti parlando con i personaggi del caso. Questo elemento è stato ridimensionato nella versione VR in quanto, come vedremo nel capitolo specifico, ci sono ancora delle sbavature nelle fasi in prima persona che si è cercato di contenere. Tuttavia andare in giro, aprire qualche armadietto, inginocchiarsi ed entrare nei condotti d’aria alla ricerca di oggetti nascosti nonché parlare con chiunque sono elementi che aggiungono molto al contesto. A livello di comunicazione, anche se non dobbiamo aspettarci grandi variazioni sul tema, mi ha molto colpito il fatto che è possibile contattare con videochiamata non solo qualsiasi nave o stazione nel raggio d’azione, ma anche qualsiasi membro al suo interno (e a volte sono veramente tanti) per fare domande o semplice conversazione. In fase di trattativa, è utile chiacchierare per aumentare la confidenza favorendo un trattamento migliore sui prezzi o il rilascio di qualche informazione extra.

Come altri giochi simili a partire da Elite, il vostro sacro Graal sarà la conoscenza a menadito di tutti i menù del gioco, che sono davvero tanti e ramificati. Tutto può essere gestito tramite menù: navigazione, commercio, proprietà, configurazioni, espansioni, comunicazioni, missioni e molto altro ancora. Perdercisi è alquanto facile, in fatti sarebbe d’uopo leggere la pagina wiki o seguire i tutorial presenti, nonché seguire almeno per qualche ora di gioco i suggerimenti della missione principale che funge in un certo qual modo da tutorial, impostando obiettivi di difficoltà graduale che risulteranno pure loro occasionalmente criptici. Potrei snocciolare ancora molte altre caratteristiche, quali il fatto che potrete acquistare altre navi per comandare una flotta, o farvi la vostra base, personalizzare il velivolo in molti modi non ultimo dei quali il Workshop integrato in Steam per gestire le estensioni. In sintesi c’è un universo intero da padroneggiare, ma il ventaglio di operazioni e la totale libertà d’azione possono intimorire, richiedendo un generoso tributo in tempo prima di concedere confidenza e soddisfazione.

Parliamo ora di avionica. La fisica di X Rebirth risulta semplificata rispetto al monolite rappresentato da Elite, ed in questo caso non si può parlare di un vero simulatore di volo. Non è necessariamente un male, in quanto una più facile manovrabilità risulta del tutto compatibile con le diverse finalità. A livello di navigazione, la mappa ha quattro livelli di ingrandimento (dal settore specifico fino alla galassia) ma pure qui si è organizzata una soluzione che eviti un realistico e massiccio investimento temporale per muoversi su grandi distanze. Settori adiacenti sono collegati da un flusso accelerante unidirezionale, che come una autostrada collega ad anello le varie basi. Per distanze maggiori vanno usati dei portali che lanceranno la nave in settori più distanti, quali ad esempio altri bracci della galassia. Lo spazio di X Rebirth è alquanto spettacolare, con zone tutte diverse tra loro e ben caratterizzate, ma soprattutto denso e trafficato: attorno alle basi ed in genere al flusso di cui sopra, pullulano una miriade di astronavi ed attività.

Comfort e implementazione

In questo capitolo sono diversi gli elementi da affrontare. Innanzitutto il sistema di controllo supporta nativamente i controller di movimento, ma la soluzione operata è comunque piuttosto lontana dall’eccellenza vista in titoli come VTOL e si fa apprezzare solo nell’uso da puntatore nei menu: visto che ognuno dei (tanti) comandi è pienamente configurabile, se avrete un HOTAS ma io direi anche un semplice pad, queste soluzioni sarebbero preferibili. Il motore grafico è molto veloce, anche con le specifiche base ho potuto giocare mettendo i dettagli e risoluzione al massimo; l’aliasing tuttavia si nota, e l’antialiasing è di quelli che fanno più danno che benefici sfocando tutti i contorni, quindi una robusta quantità di supersampling esterno può sicuramente aiutare a definire gli oggetti lontani. Va invece menzionato il già citato sistema di controllo nei frangenti a piedi, più o meno analogo a quello di un comune sparatutto flat e quindi con rotazione e salto: questi valori possono essere regolati, ma resta in fatto che il risultato presenta un livello di comfort insufficiente e risulta rozzo ed antiquato per gli standard della realtà virtuale. Teniamo comunque conto che raramente spendere del tempo in questo modo è obbligatorio ai fini della progressione, anche se di certo risulta interessante, quindi è qualcosa che può essere all’occorrenza evitato.

Conclusioni

X Rebirth VR è un titolo massiccio, profondo ed in qualche modo intimidatorio. Ma è esattamente quello che chi è interessato al genere si aspetta che sia, un enorme gioco spaziale open world con innumerevoli cose da fare e da esplorare. Il comfort delle sezioni a piedi è ampiamente migliorabile, e la contrazione dello spazio “calpestatile” rispetto alla sua versione flat ne è indiretta testimonianza. Ad ogni modo allo stato attuale del mercato è davvero difficile non cogliere con gioia un prodotto simile, ed apprezzare l’investimento di Egosoft nel settore della realtà virtuale, nella verosimile speranza che il futuro della serie (si parla già di X4) possa averla tra i requisiti progettuali.