Ven VR Adventure: recensione e video recensione (PCVR/Quest)

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Giocato su Oculus Rift S

Di platformer in realtà virtuale purtroppo il mercato scarseggia, vuoi perché è un genere difficile da trascrivere attraverso il nostro medium di riferimento, vuoi perché – ormai – nessuno vuole scontrarsi con il re del genere. Sto chiaramente parlando di Astro Bot: Rescue Mission, capolavoro di Japan Studio che ha ridefinito non solo il concetto di platform game in VR, ma è stato anche in grado di rendere la libreria di Playstation VR letteralmente imperdibile. Monologic Studio, con molto coraggio ed un po’ di ingenuità, cerca di riproporre un’esperienza concettualmente molto vicina al titolo imperdibile di Sony, proponendoci la loro personale visione del genere; questa volta su PC e presto su Oculus Quest.

Ven VR Adventure parte proprio dalle premesse dell’opera giapponese sopracitata, mettendoci nei panni di una piccola creatura che, con l’aiuto di un gigante venuto dallo spazio, deve riconquistare delle terre invase da mostri cattivissimi, recuperando tutti i suoi amici in livelli pittoreschi, e collezionando anche qualche risorsa strada facendo. Niente di più semplice, e – diciamoci la verità – niente di più banale, ma se è vero che Astro Bot è riuscito a creare un monumento dalle medesime premesse, su questo fronte non c’è da disperarsi.

Quello che dovremo fare, nei panni di un personaggio che strizza chiaramente l’occhio a Crash Bandicoot, sarà completare per l’appunto dodici lunghi livelli disseminati di nemici, trappole e collezionabili. Alla stessa maniera del sopracitato titolo Naughty Dog, l’obiettivo è quello di arrivare a fine percorso incolumi, accumulando più risorse possibile, tentando di non far arrivare a zero il contatore dei cuori.

Sul fronte del level design Ven VR Adventure è un tuffo nel passato, nel bene e nel male. Se l’impatto tecnico risulta di tutto rispetto, allineandosi quantomeno a prodotti del calibro di Lucky’s Tale, le meccaniche di gioco rimangono ancorate ai primi platform 3D di metà anni novanta; caratterizzati da salti difficilissimi, una telecamera non troppo clemente, ed assembramenti di nemici che – a volte – puzzano un po’ di trial and error. Se da una parte è sicuramente simpatico rimetter mano ad un game design oramai – giustamente – scomparso, dall’altra risulta quasi incomprensibile la scelta di Monologic Studio nel riproporre escamotage invecchiati oggettivamente male, e chiaramente dovuti alla poca esperienza del team.

Fin dai primi minuti, Ven VR Adventure mi è sembrato un videogioco prodotto da una manciata di studenti di programmazione all’ultimo anno. Attenzione; dei bravi studenti, che hanno fatto un lavoro pregevole nonostante la poca esperienza in tasca, ma comunque la patina rimane quella da “tesi di laurea”

Oltre ad un lavoro piuttosto approssimativo su game e level design, l’elemento che svela più di tutti la sua natura estremamente indipendente è proprio l’impatto dell’art direction. Se Astro Bot: Rescue mission riusciva a stupire letteralmente ad ogni livello, grazie ad un lavoro straordinario su ambientazioni e character design, in questo caso ci troviamo davanti all’estetica più anonima che ho visto ad oggi in un platform in realtà virtuale. Non sto parlando di pura tecnica – o grafica, come ad alcuni piace chiamarla – che sfoggia invece un impatto davvero inaspettato; ma della caratterizzazione di ambienti e personaggi. Già soltanto il protagonista sembra una copia sbiadita di vari personaggi iconici del mondo videludico, ma non è nulla in confronto al resto. I nemici generici, così come i boss, sono di una tristezza sconcertante, e sembrano letteralmente degli asset comprati sullo store di Unity per una manciata d’euro. Discorso un filo diverso per ambientazioni e musiche, che sebbene rimangano generiche dall’inizio alla fine, riescono a convincerci grazie ad un senso di scala piuttosto inedito nel genere.

Un altro elemento da cui Ven si discosta rispetto ad Astro Bot è l’integrazione con la realtà virtuale. Nonostante level design e linguaggio vadano di pari passo, con spazi pensati chiaramente per costringerci a muovere lo sguardo, l’integrazione con i motion controller è veramente ridotta all’osso. Ci capiterà ogni tanto di dover raccogliere qualcosa con le nostre vere mani, o di spostare qualche elemento dello scenario, ma in generale siamo molto distanti dalle trovate geniali che avevano caratterizzato il prodotto di Sony.

Ma il lato peggiore di Ven VR Adventure è sicuramente il feeling dell’azione. I combattimenti del titolo Monolitic sono scialbi, ripetitivi e davvero poco appassionanti, costringendoci praticamente sempre a ripetere lo stesso tipo di attacco per eliminare qualsiasi nemico del gioco. Anche le morti, che possono sembrare un elemento marginale, non hanno neanche l’uno per cento del fascino di un Crash Bandicoot qualsiasi, facendo bloccare improvvisamente lo schermo e rimandandoci al checkpoint precedente.

Da non sottovalutare poi una difficoltà che si fa sempre più insistente con il progredire della campagna, che non è di per sé un problema, se non fosse che i livelli sono davvero troppo lunghi. Non mi sto lamentando della longevità, sicuramente molto superiore ad altri prodotti, ma non sarebbe stato male spezzare quantomeno tutti i livelli i due, in modo de restituire quel feeling da mordi e fuggi che un prodotto leggero come questo dovrebbe mantenere dall’inizio alla fine.

Nonostante tutte le problematiche sopracitate, Ven VR Adventure riesce ad essere comunque un prodotto dignitoso. L’immagine nitidissima, i mondi mastodontici e la musica martellante sono tutti elementi che rendono il viaggio all’interno del mondo ideato da Monologic sufficientemente piacevole. In generale, il lavoro dello studio polacco risulta competente un po’ da tutti i punti di vista, e pur non eccellendo in nessuno dei suoi elementi, si fa concludere con il sorriso sulle labbra fino alla fine. Vuoi perché mancano i competitor, vuoi per alcune buone trovate, se amate il genere potreste trovare nell’ultima fatica di Monologic un prodotto discretamente valido, che potrà tenervi impegnati per circa sei ore; per non contare tutti i collezionabili, che potrebbero farvi superare le dieci ore totali.

Ven VR Adventure è un prodotto un po’ anonimo, pessimo sul fronte della direzione artistica e delle rifiniture di design, ma piacevole se vissuto come un platform senza pretese in cui collezionare più risorse possibili. Attualmente il mercato della realtà virtuale ci offre – ahimè – ben poche esperienze analoghe, e se siete grandi fan del genere l’acquisto risulta praticamente obbligato; ma la strada da fare per arrivare alle vette di Astro Bot è ancora tanta, e purtroppo potrà soddisfarci al cento per cento soltanto uno studio con le finanze ed il know how di Sony.

Ven VR Adventure è disponibile dal 17 Dicembre 2020 su Oculus Store al prezzo di 29,99€, compatibile con Oculus Rift ed Oculus Rift S. Il titolo uscirà prossimamente sia su Steam, compatibile con tutti i visori, sia su Oculus Quest ed Oculus Quest 2.




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