Need for Speed Unbound | la recensione | PS5

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Giocato su Playstation 5

Quando avevo tredici anni c’era un solo gioco di corse che amavo davvero, e su cui passavo i miei pomeriggi post-scolastici tra luci al neon e la musica dei The Doors. Sto ovviamente parlando di Need For Speed Underground 2: il Santo Graal del racing game arcade più tamarro, che ha fatto la gioia di grandi e piccini oramai due decadi fa. Da allora, e dopo una serie di capitoli più o meno riusciti, il brand si è affossato, restituendoci una manciata di episodi sulle ultime generazioni non propriamente entusiasmanti. Quest’anno Criterion Games si gioca però il tutto per tutto con Need for Speed Unbound: un capitolo atipico dal punto di vista stilistico, che prova a rimaneggiare la formula, partendo dagli elementi che hanno sempre contraddistinto la saga. Il risultato, però, non convince fino in fondo.

Need for Speed Unbound prende su carta il meglio di Underground, Most Wanted e Heat, restituendoci un gioco di corse scanzonato, che unisce sotto lo stesso tetto gare illegali e scontri con la polizia. La storia è sempre la solita: siete un giovane pilota che all’inizio del racconto viene derubato dei suoi sogni e delle sue speranze, e il vostro obiettivo diventerà quindi quello di ripartire da zero per diventare il re indiscusso delle corse clandestine.

Per farlo, attraverso una suddivisione del tempo giorno/notte, dovrete affrontare gare tradizionali, sfide drift, missioni di scorta e così via, andando a scovare le varie attività offerte dalla vasta mappa di Lakeshore City, liberamente esplorabile in qualsiasi momento. Queste attività sono prevalentemente relegate a dei luoghi di raduno specifici, dentro ai quali potrete scegliere quali e quante missioni completare dentro a un’unica sessione, e andando conseguentemente ad aumentare la taglia sulla vostra testa da parte delle forze dell’ordine. A ogni missione completata, infatti, la polizia che si aggira nell’open world andrà a braccarvi con un’insistenza sempre maggiore, costringendovi a perdere metà del vostro tempo a uscire dai loro radar e a nascondervi. Pena: la perdita di tutto il denaro accumulato durante la sessione stessa, che verrà invece messo in cassaforte una volta chiusa una giornata e tornati nella propria safe zone.

È una meccanica potenzialmente interessante, che va però a rovinare il ritmo di un gioco che già fatica a mantenere alta l’attenzione, a causa del suo bilanciamento. L’obiettivo finale di Unbound è quello di recuperare almeno quattro autovetture di quattro classi differenti, potenziarle al massimo e affrontare le relative sfide che andranno a svolgersi alla fine di ogni settimana. Se da una parte questo rappresenta una scansione efficace del tempo, dall’altra i soldi accumulati con gare e sfide non basteranno a farvi ottenere tutto ciò che vi serve per arrivare alla fine della settimana preparati. O meglio, attraverso un grind da MMO coreano potrete anche arrivare a sbloccare tutti i costosissimi potenziamenti necessari, ma il problema è che il game loop di Unbound non è così interessante da giustificare la quantità di ore spropositata richiesta da Criterion Games.

La colpa è anche di un sistema di guida a tratti divertente, ma con cui si fatica non poco a entrare in sintonia. Se il senso di velocità e la guidabilità generale funzionano in modo sufficiente, la grossa sporcatura nella guida di Unbound è legata al suo sistema di drift: macchinoso e poco soddisfacente, eppure necessario per completare le gare tra le prime posizioni. È davvero assurdo come in Criterion non si siano resi conto di quanto risulti insoddisfacente la loro meccanica principale, e quanto poco si sposi con lo spirito arcade più scanzonato che avevano in mente. Certo, il NOS aiuta a controbilanciare un sistema scricchiolante, venendo in soccorso ogni volta che si esegue un’azione speciale, ma questo non basta a rendere valida una guida che non vede da molti capitoli un’espressione degna del franchise.

Fortunatamente ci pensa la forma a sopperire a una sostanza a esser buoni discreta. Visivamente Need for Speed Unbound è davvero valido, grazie al suo mix di grafica realistica negli ambienti e nelle auto, e grafica cartoon nei personaggi e nei VFX. Ne fuoriesce un impatto gradevolissimo e a tratti sorprendente, che mi piacerebbe vedere più spesso, anche fuori dal contesto dei giochi di guida. Tolto un pop-up un po’ ingiustificabile su Playstation 5, il gioco viaggia poi a sessanta fotogrammi granitici, che ci restituiscono un colpo d’occhio tra i migliori della serie, a prescindere dalla generazione.
Anche sul fronte audio il titolo di Criterion fa bene, grazie a una colonna sonora eccezionale nella sua contemporaneità e nei suoi ritmi, e un sound mixing degli elementi in gioco da togliersi il cappello.

Sembra quasi che lo studio di sviluppo si sia concentrato molto di più sul presentare un prodotto unico e riconoscibile, rispetto al realizzare a tutti gli effetti un capitolo compiuto e completamente riuscito sul fronte delle meccaniche, e questo fa un po’ arrabbiare.
Fa arrabbiare perché in Unbound ci sono momenti tesi ed emozionanti, perché alcuni scontri con la polizia, con 50k nel bagagliaio e cinque stelle ricercato, restituiscono l’adrenalina che è sempre stata sinonimo della serie, e perché un’estetica così riuscita sarebbe stata meglio su un gioco che riuscisse a tenergli testa.

E invece Need for Speed Unbound è semplicemente un simpatico gioco di auto, con un’estetica eccezionale ma un gameplay sbilanciato, ripetitivo e a volte un po’ insoddisfacente. Non stiamo parlando di un gioco insufficiente, e anzi i fan delle corse più arcade potrebbero divertirsi per ore e ore cercando ci costruire l’automobile perfetta, ma chi cercava il perfezionamento della formula iniziata nel 1994 rimarrà sicuramente deluso, in attesa dell’ennesimo nuovo capitolo che cercherà di salvare il franchise.

Need for Speed Unbound è disponibile dal 2 dicembre al prezzo di 69,99€ su Playstation 5, Playstation 4, Xbox One, Xbox Series x, Xbos Series s e PC.