Myst: recensione e video recensione (PCVR/Quest)

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Giocato su Oculus Quest 2

Chi ha amato follemente Myst alzi la mano. Non io, che nel 1993, al lancio del titolo di Cyan Inc avevo ben due anni, e non potevo né giocare né comprendere quel fenomeno diventato immortale, che si cela dietro al nome della famosissima avventura grafica dei fratelli Miller. Successivamente, da ragazzino, provai ad avvicinarmi al titolo, ma lo trovai eccessivamente difficile, allontanandomici praticamente subito, e saltando a piè pari un po’ tutto il filone delle avventure grafiche di quello stampo. Tutti quelli che sono nella mia condizione, e soprattutto i fan storici, hanno però la possibilità di vivere e rivivere Myst in questa nuova edizione esclusiva per realtà virtuale, attualmente disponibile su piattaforme Oculus, e che arriverà successivamente sugli altri caschetti VR.

Myst in realtà virtuale è identico a come lo avevamo lasciato, o quasi. Sul fronte narrativo e su quello della risoluzione dei puzzle, Myst VR è una riproposizione pedissequa che arriva dritta dritta dagli anni novanta, con tutti i pregi ed i difetti del caso.

All’inizio del titolo ci ritroviamo su un’isola misteriosa, spaesati e senza alcuna guida ad indicarci la strada. Molto presto, faremo la conoscenza di due entità che vivono all’interno di due libri ben distinti, che ci chiederanno di liberarli portando a compimento il manufatto che li imprigiona, dando la colpa l’un l’altro dei terribili avvenimenti che si sono compiuti su quelle stesse terre. Dall’isola della nebbia, che si erge ad hub centrale, dovremo quindi prima cercare di entrare negli altri quattro mondi di Myst, e conseguentemente di risolverli per arrivare infine al gran finale. Sebbene sul fronte narrativo Myst sia sempre stato affascinante più dal contesto e dalle sue suggestioni, che dai suoi reali contenuti; c’è da dire che anche questa riproposizione VR riesce a risultare intrigante se vissuta con i tempi imposti da Cyan Inc, che a causa del ritmo imposto ci riporta forzatamente ad un’altra concezione di videogioco.

Scordatevi la velocità di gameplay a cui ci ha abituato il mercato negli ultimi vent’anni, e scordatevi anche il barocchismo tipico dei prodotti tripla A; in Myst troverete un titolo lento, minimale e dalla difficile comprensione, che sicuramente non piacerà a tutti i palati.

Anche sul fronte dei puzzle torniamo indietro di trent’anni, a quelle vecchie avventure grafiche su cui si passava anche una settimana per risolvere un piccolo tassello, che andava poi a comporre le decine e decine di enigmi di cui era pregno il genere. Se non avete un metro di paragone, vi basti pensare che il recente The Room VR, in confronto a Myst, risulta un titolo pensato per un bambino di tre anni, e che è perfettamente plausibile che rimaniate bloccati già all’interno dell’hub per diverse ore.
Ora, lungi da me sputare sulle perle offerte dal passato del mercato videoludico, ma se siamo andati sempre più verso una direzione di accessibilità e comprensione del testo c’è effettivamente un motivo, e Myst non vuole letteralmente saperne nulla.

Questo ci porta ad un grande dilemma: a chi è indirizzato Myst? I fanatici del genere saranno entusiasti di ritrovare una vecchia gloria del passato da rivivere in realtà virtuale, forse più per nostalgia che per necessità; ma chi altro nel contemporaneo è disposto a perdere ore ed ore dietro ad un videogioco che non offre altro che una serie di puzzle così complessi, che si fanno ahimè tediosi e snervanti già dopo pochi minuti? Sicuramente non sono io il target di riferimento dell’opera Cyan Inc, ma trovo sia davvero difficile che un adolescente, od un young adult che non prova affezione verso il capitolo originale, possa trovare dell’appeal nei confronti di Myst. Rimangono fuori i fan storici, e forse per loro può probabilmente valerne la pena.

La ricostruzione dei mondi di Myst è effettivamente efficace, e riesce a riproporre con grazia quelle schermate fisse che abbiamo tutti impresse nella nostra memoria, riprodotte tra l’altro con un’impostazione tecnica più che sufficiente. Non siamo dalle parti del recente e visivamente straordinario Tales from the Galaxy’s Edge, ma il lavoro svolto in l’Unreal Engine per andare a ricostruire i pittoreschi livelli dell’opera originale può dirsi efficace. Rimangono alcuni bizzarri ed inaspettati cali di framerate che mi auguro vengano risolti con il lancio della 1.0, ma sono abbastanza sicuro che siano problematiche ancorate alle copie review.

Riguardo al lavoro svolto sull’adattamento dei puzzle non tutto invece funziona a meraviglia. Potrebbe esser dovuto ad una scelta ben consapevole, vista l’opera di riferimento e lo spirito con cui Myst è nato, ma il gameplay sembra fare di tutto per confondere il giocatore e non restituirgli un minimo di aiuto. Vi faccio un esempio: verso l’inizio del gioco dovrete attivare degli interruttori sparsi per tutto l’hub, per poi andare ad accendere singolarmente le zone attraverso un altro passaggio. Attivando questi interruttori, tuttavia, non vi verrà restituito alcun feedback visivo o sonoro, facendovi dare per scontato che l’attivazione degli stessi sia – di fatto – nulla. Se da una parte questo può sembrare un grossolano errore di game design, dall’altra potrebbe essere per l’appunto una precisa scelta di pacing, che va però incontro soltanto ad i videogiocatori più pazienti, di cui certo io non faccio parte.

Un altro problema legato ai puzzle è che alcuni di questi pretendono che vi ricordiate figure o date che non potete annotare internamente al gioco, costringendovi ad usare il tool per gli screenshoot del sistema operativo di Oculus. Questo è invece un errore, poiché se sul prodotto flat era possibile annotarsi a penna tutti gli indizi trovati sull’isola di Myst, in questo caso – in assenza del tool integrato di Oculus – avremmo dovuto fare la stessa operazione, togliendoci ed infilandoci il visore in un loop senza alcun senso, che va in controtendenza con quello che è la realtà virtuale. Fortunatamente Cyan Inc ha già annunciato che è a lavoro su una feature interna che andrà ad ovviare il problema, ma il giorno del lancio non avrete alcuno strumento – che non sia la memoria – per proseguire nei puzzle.

L’ultimo difetto, ma anche questo sarà risolto a breve, è la mancanza di una traduzione italiana al lancio, che arriverà soltanto nei prossimi mesi, ma che potrebbe rendere ancora più difficile risolvere gli enigmi complessi e cattivissimi proposti dai fratelli Miller.

Da segnalare la possibilità di iniziare il gioco randomizzando gli enigmi, così da non far leva sui ricordi d’infanzia e massimizzare la difficoltà per tutti gli aficionados del titolo. Chiunque abiliterà questa opzione ha la mia più profonda stima, perché dimostrerà – quantomeno – di venire da un altro pianeta.

Chiunque ami Myst alla follia, ritroverà qui un titolo punitivo ma affascinante, anticommerciale ma a tratti irresistibile, che a distanza di trent’anni riesce ancora a smuovere masse di fanatici, grazie ad un nome che ha effettivamente cambiato il mondo del gaming. Chi non ha mai giocato Myst faccia invece attenzione. Se cercate un nuovo The Room VR siete fuori strada: in Myst troverete soltanto i puzzle più difficili che abbiate mai affrontato nella vostra carriera videoludica, e non troverete nessun tipo di aiuto, che non sia una guida passo per passo trovata su internet. Da prendere in considerazione soltanto se siete grandi fan, o se siete grandi masochisti.

Myst è disponibile dal 10 Dicembre 2020 al prezzo di 29,99€ su Oculus Store, compatibile con Oculus Quest ed Oculus Rift. In arrivo sulle altre piattaforme VR.