Falcon Age: recensione e video recensione (PSVR/PCVR/Quest)

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Giocato su Oculus Quest 2

Quando un titolo esce su tutte le piattaforme per realtà virtuale, generalmente vuol dire che gli sviluppatori ed il pubblico hanno creduto nel progetto e – di solito – quest’ultimo, si di mostra un prodotto di valore. Quando però lo stesso titolo esce anche per il mercato flat, vuol dire che qualcosa non ha funzionato come doveva, e che forse la realtà virtuale era effettivamente accessoria. È questo il caso di Falcon Age, opera prima di Outerloop Games, sbarcata prima su PSVR, poi su PCVR, piattaforme tradizionali ed infine Oculus Quest. Scopriamo insieme cosa funziona e cosa non funziona, in questa tenera avventura nei panni di una falconiera.

Falcon Age si apre all’interno di una prigione, in un mondo devastato da macchine autonome che l’hanno invaso, fino a ridurlo ad una landa desolata. Nei panni di una giovane ragazza tenuta in gabbia, dovremo prima svolgere i noiosi compiti di una donna privata della propria libertà, per poi scappare dai nostri carcerieri, riscoprendo la libertà ed affrontando una grande avventura. Tuttavia in questa avventura non saremo soli. Grazie ad un falco che bazzica i cieli circostanti le nostre mura, riusciremo infatti a compiere decorosamente il nostro piano iniziale, per poi affezionarci al volatile e diventare dei veri maestri falconieri. Quella di Falcon Age è sostanzialmente una storia di resistenza, che racconta di un’umanità che tenta in tutti i modi di reagire all’invasore tiranno, accompagnata da una storyline più intima e familiare legata alla sua protagonista. Purtroppo una sceneggiatura un po’ banale e particolarmente verbosa, fa dell’opera Outerloop un prodotto simpatico sul fronte narrativo, ma un po’ impersonale; finendo per far diventare il gameplay l’elemento di spicco dell’intera produzione.

Dagli occhi della nostra protagonista, potremo camminare per la piccola area completamente open world proposta dal gioco, indicare al nostro compagno alato i punti di interesse verso cui muoversi, ed infine menare le mani attraverso una sorta di manganello elettrico. Parallelamente a questi tre elementi fondanti del gameplay, potremo anche cucinare pasti per il falco mischiando le risorse ottenute sul campo, acquistare potenziamenti ed outfit puramente ornamentali, e sfruttare le abilità uniche del nostro piccolo amico per superare gli ostacoli. Questi ultimi, posizionati furbamente all’interno di tutta l’area, fungono anche da stop & go nell’esplorazione della stessa, che ci indirizzerà in modo molto naturale verso la strada necessaria al completamento della quest.

In realtà dovrei parlare al plurale, perché Falco Age offre, oltre alla main story, anche una piccola serie di attività secondarie e missioni aggiuntive, atte a guadagnare tool speciali ed allungare la longevità. Niente di troppo sofisticato: vai da punto A fino a punto B, recupera l’oggetto, e portalo indietro, ma è carino vedere come si sia tentato di restituire una struttura da avventura classica anche ad un piccolo prodotto come questo. Chiaramente in questo caso l’ispirazione è dichiaratamente a Zelda; non solo per quanto concerne il suo gameplay loop, ma anche per quanto riguarda l’atmosfera e l’impatto estetico.

Con le dovute distanze, Falcon Age cerca un po’ di riproporre quegli spazi aperti che, in questo caso, si rifanno alla Gerudo’s Valley che tutti amiamo, con tanto di piccoli avamposti fitti di NPC, e comprimari che spuntano fuori quando meno ce lo aspettiamo. Il risultato, almeno su Oculus Quest, è dignitoso nelle intenzioni, quanto un po’ spoglio nella realizzazione effettiva. Il mondo di Falcon Age è vuoto, composto da pochi poligoni e da un popup di textures imbarazzante, anche sulle brevi distanze. Questo non sarebbe un grave problema se l’impatto generale fosse comunque importante. Journey of the Gods è stato il primo a convincerci del fatto che con una manciata di poligoni e due texture posizionate bene fosse possibile restituire un grande impatto visivo su Quest, ed invece qui non succede altrettanto.

Certo: mani, volatile, oggetti ed alcuni nemici risultano invece di tutt’altra pasta, e dimostrano una cura quasi maniacale per il dettaglio, ma ciò non vale sfortunatamente per il mondo di gioco e tutti gli elementi di contorno.

L’indecisione stilistica non è tuttavia il solo difetto del titolo Outerloop. Sul fronte del gameplay abbiamo un grosso, quasi gigantesco problema, che non ho menzionato fino ad ora. La levetta analogica sinistra, necessaria per il nostro movimento, reagirà soltanto all’asse Y, impedendovi di muovervi lateralmente spingendola a destra e a sinistra. Venendo da PSVR, che non possiede una levetta analogica sui PS Move, la scelta è in un primo momento comprensibile, ma non giustifica il mancato adattamento su tutte quelle piattaforme che ci permettono di muoverci liberamente su tutti gli assi. In alternativa, esattamente come succedeva su Playstation, è possibile premere un tasto per muoverci soltanto in avanti, che rende il tutto un filo più fruibile, ma comunque scomodo per gli standard di Oculus Quest.

L’ultimo grande difetto è che Falcon Age è davvero molto semplice, e non presenta inoltre grandi guizzi di gameplay proseguendo nell’avventura, che si dimostra invece fin troppo standard, nonostante le variazioni sul tema delle attività secondarie.

Nonostante tutto, l’avventura della simpatica falconiera riesce a risultare piuttosto piacevole per tutte e due circa le ore di gioco necessarie a completare la main quest. Di fatto, non farete nient’altro che andare da punto a punto, eliminando nemici e ripulendo avamposti; ma il feeling generale e la struttura della progressione è quanto di più vicino alle avventure classiche possiamo trovare oggi su Oculus Quest, e Falcon Age potrebbe di conseguenza fare la gioia di tutti gli appassionati di un certo genere. Per feedback degli scontri, impatto visivo e trovate di gameplay siamo molto lontani da quella piccola perla sopracitata che è Journey of the Gods, ma in un mercato che tende a proporre prevalentemente esperienze arcade che prendono le distanze dal genere sopracitato, Falcon Age risulta comunque una piacevole sorpresa.

L’esordio di Outerloop Games è in definitiva un prodotto simpatico, che dimostra ancora una volta quanto il genere dell’action adventure si presti al mondo della realtà virtuale, ma che manca un po’ di carattere da tutti i punti di vista. Il finale, che apre chiaramente ad un seguito, potrebbe fare ben sperare per il futuro di questo ipotetico franchise, che ha soltanto bisogno di affinare tutti gli elementi che lo compongono per proporci una vera esperienza d’avventura, come l’abbiamo sempre sognata in realtà virtuale. Prima di allora vedete un po’ voi; se il genere non vi stuzzica lasciate perdere, se invece amate vagare per mondi fantasy/sci-fi nonostante un gameplay un po’ ripetitivo, prendetelo tranquillamente in considerazione.

Falcon Age è disponibile dal 9 Aprile 2019 su Playstation VR al prezzo di 19,99€, su Steam dall’8 Ottobre 2020 al prezzo di 16,79€ e su Oculus Quest dal 3 Settembre 2020 al prezzo di 19,99€