End Space: la recensione

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Introduzione

End Space giunge su Steam dopo una lunga gestazione. Sviluppato da due persone soltanto, il progetto ha visto la luce su Google Carboard come loro primissimo esperimento ludico. Il lancio Gear VR nell’Aprile del 2016 si rivela un grosso successo commerciale, con il titolo in cima alle classifiche di vendita e di gradimento per lungo tempo. Il porting sui sistemi maggiori arriva molto dopo, con una versione Playstation VR del Settembre 2017, una su Oculus Home in esclusiva temporale a Gennaio ed infine questa Steam pubblicata oggi.

Il gioco

Rispetto ad altri titoli nati su dispositivi mobili, End Space fa un più che discreto lavoro di arricchimento grafico e tecnico. A parte alcuni elementi tipo il video 360 introduttivo, la cui risoluzione è effettivamente troppo bassa (per chi fosse curioso il video è visionabile nella medesima qualità su Youtube) ed il ridotto numero di tasti utilizzati, la cosmesi generale è più che decorosa. Le immagini a corredo dell’articolo sono infatti quelle reali del gioco, con un tripudio di colori e tanta roba in movimento, le cui texture da breve distanza non fanno gridare al miracolo ma risultano comunque godibili e spesso rivestite da ombre dinamiche o effetti di riflessione. Il tutto con ottime performance velocistiche, gira fluidamente anche con la configurazioni base.

End Space è un gioco profondamente arcade, in cui ogni episodio della campagna si tradurrà in furiosi inseguimenti e sparatorie. Il titolo prova ed in qualche modo riesce ad introdurre varietà, modificando obiettivi ed ambientazioni, introducendo occasionali navi madri ed alti tipi di convogli, talvolta richiedendo al giocatore di raggiungere dei container sparsi nel quadrante. Tuttavia sarà immancabile il momento in cui ci sarà da menar le mani, con combattimenti frenetici e basati quasi esclusivamente sul tenere il nemico dentro il mirino e fare fuoco.

Giochi con simile ambientazione non sono una novità in realtà virtuale: a parte il monolitico Elite, che rappresenta l’opposto matematico di End Space riguardo a complessità e varietà, l’ottimo Everspace può in qualche modo essergli confrontabile, anche in quel caso si parla di un comparto arcade ma con una robusta struttura ruolistica roguelike che qui è del tutto assente. Gli esempi sarebbero numerosi e variegati ma qualitativamente, a parte queste due eccellenze, End Space può ritagliarsi un suo spazio a patto di comprendere ed accettare che il dogfighting è tutto quanto il gioco ambisce di offrire. Cosa a tutt’oggi non scontata nelle produzioni VR, il titolo offre una campagna completa della durata di qualche ora e timidi margini di potenziamento degli armamenti, con la promessa di ulteriori missioni e di una modalità multiplayer.

Comfort e implementazione

Come più volte citato, la sua genesi mobile lo rende immediato e con minimi requisiti in termini di dispositivi di input. Di default offre un noioso sistema di guida basato sul puntamento del casco, che minimizza le necessità di usare i bottoni del controller, ma risulta molto più godibile se avete un pad o un sistema HOTAS (un poco sprecato per un titolo così immediato) dato che è supportata l’ottima funzionalità della mira col visore e molte altre opzioni. La frenesia del combattimento impone rotazioni repentine, quindi è tecnicamente passibile di disagio da simulatore, ma il frame di riferimento rappresentato dall’abitacolo è largo e non c’è quasi nessuna inerzia quindi ha un ridotto impatto sul sistema vestibolare, se siete in grado di giocare titoli simili non dovreste problemi su questo fronte.

Conclusioni

End Space è un titolo a giocatore singolo decoroso, con un comparto tecnico ragionevole ed un alto tasso di frenesia. Posto che se state cercando spessore e profondità dovreste rivolgervi altrove, chi ne apprezzerà la sua impronta arcade “mira e spara” troverà pane per i suoi denti. Prezzo accettabile considerata la qualità media, ma non sarebbe male approfittare di qualche sconto.