Downward Spiral Horus Station: videorecensione e recensione

Una bella avventura a gravità zero con supporto flat e varie modalità multiplayer

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Introduzione

Downward Spiral: Horus Station è il titolo che funge da seguito nonché compimento per Downward Spiral: Prologue. Il filone delle avventure per realtà virtuale in assenza di gravità è capeggiato dall’eccellente Lone Echo, esclusiva Oculus realizzata da Ready at Dawn, anche se l’edizione Prologue è di molti mesi precedente e quindi non sarebbe corretto parlare di un clone. Con una qualità media altalenante, titoli di questo genere hanno accompagnato il VR fin dagli albori: ricordiamo per esempio Adr1ft quale gioco di lancio nello store Oculus poi approdato su Steam, sfortunatamente noto più per le serie problematiche sul versante del confort che per la buona grafica.

Il gioco

Come in qualsiasi produzione analoga, vi è una storia alla base di Horus Station che tuttavia sarà pressoché irrilevante, in quanto la narrazione si snoderà attraverso immagini e situazioni. Il testo, localizzato anche in italiano, avrà un ruolo marginale di guida verso il prossimo obiettivo senza mai raccontare nulla di specifico, anche se i più curiosi apprezzeranno l’inserimento del diario degli sviluppatori tra gli extra. Sappiate che nella base Horus qualcosa è andato storto, la gravità artificiale è stata compromessa e la strada per venire a capo della situazione sarà lunga e tortuosa.

Sebbene Horus Station supporti anche il gioco via monitor, risulta chiaramente una produzione orientata alla realtà virtuale; questa opzione è da considerarsi preziosa più per le varie modalità multiplayer presenti che per l’effettivo spessore rispetto ai titoli flat, che possono contare su produzioni costate centinaia di volte tanto. Fa tuttavia piacere il poter affrontare la missione in cooperativa tra giocatori VR e monitor, anche perché il titolo permette di impostare la campagna a diversi livelli di difficoltà inclusa una puramente esplorativa priva di scontri a fuoco, una sorta di walking simulator a tema spaziale.

Horus Station si snoda in otto capitoli i quali richiederanno da mezzora ad un ora ciascuno a seconda del vostro stile di gioco e del livello di difficoltà, per una durata di tutto rispetto nell’atrofico panorama della realtà virtuale. C’è da dire che gli sviluppatori per raggiungere una tale estensione hanno dovuto fare un taglia e cuci non indifferente, in modo da riutilizzare gli stessi ambienti più volte anche se in situazioni diverse, cosa giustificata dalla struttura modulare della base Hours ma anche ridondante superata la prima ora di gioco. Il level design è comunque adeguato e compensa parzialmente la mancata varietà con una intelligente organizzazione dei cunicoli e nuovi oggetti utilizzabili capitolo dopo capitolo.

Tecnicamente Downward Spiral è ben fatto e d’atmosfera, con un ragionevole livello di dettaglio e degli ottimi effetti di illuminazione. Molto buone anche le musiche, che spezzano il silenzio nei momenti topici, ad opera di Ville Valo disco di platino con il suo gruppo HIM su generi tuttavia differenti. Abbiamo avuto la fortuna di poterci giocare con ampio anticipo sul lancio e il livello di pulizia è elevato, con l’unico fastidioso neo di pesanti perdite di fotogrammi quando si aprono i portelli a pressione, in quanto l’engine carica le stanze poco per volta, problema che speriamo di vedere risolto nella release definitiva.

Comfort e implementazione

I due punti di forza di Horus Station sono atmosfera e sistema di controllo. Se tanti si sono cimentati nel movimento a gravità zero tramite tracciamento delle mani, a parte il già menzionato Lone Echo quasi tutti hanno fallito nel garantire libertà di movimento e confort, aspetti apparentemente inconciliabili che trovano qui una sintesi mirabile. Per l’occhio attento gli accorgimenti adottati sono numerosi ma si notano poco durante la partita, dando una impressione di reale fluttuazione inerziale laddove velocità di prossimità, movimenti rotatori ed i vari dispositivi di spinta sono tutti ottimizzati e contestualizzati per minimizzare scompensi, rotazioni ed accelerazioni. La fisica del gioco è degna di menzione, a parte voi tutto fluttua e ruota in modo realistico, rinforzando la percezione di una coerente assenza di gravità. Qualche sbavatura a livello di interazioni manuali con le ante degli armadi o in superfici particolari, ma nel complesso Downward Spiral è di un buon margine il migliore nel suo genere su Steam ed un esempio per tutti gli sviluppatori interessati ad implementare una soluzione simile.

Conclusioni

Downward Spiral: Horus Station è un bel progetto: se da un lato non può competere con Lone Echo per budget e direzione artistica, dall’altro vince a mani basse rispetto a produzioni analoghe su Steam. L’atmosfera è palpabile, la tecnica buona ed il sistema di controllo eccellente; l’unico vero neo è la ripetitività della campagna, apprezzabile per longevità e rigiocabilità ma con un pesante riutilizzo di ambientazioni e modelli 3D. Degne di nota anche le modalità multiplayer, con il cooperativo nella modalità storia e mappe PvP e PvE. Un acquisto consigliato per gli amanti del genere, ricordando che chi volesse farsi una idea può eventualmente considerare la versione Prologue del 2017 quale esperienza introduttiva.

Il gioco sarà pubblicato in data di domani, 31 maggio 2018