Boiling Steel – la recensione della versione Early Access (PCVR)

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Provato su Oculus Rift S

La compagnia Ucraina Mirowind, fondata nel 2016 e già conosciuta per Bulletproof ci sorprende con l’uscita imminente di Boiling Steel prevista per il 5 dicembre.

Ci ritroviamo nei panni di un robot, legati ad una catena di montaggio funicolare con altri nostri simili. Graficamente il titolo ricorda Stormland, anche se è possibile vedere solo le braccia. Su questa sorta di catena di montaggio attraversiamo un portale che ricorda moltissimo il classico Stargate e veniamo introdotti alla storia. Ci viene messo subito davanti un tutorial molto dettagliato sulle meccaniche di gioco e sulle funzionalità.

Spulciando nei menù si ha un quadro minimalista ma molto pratico delle funzioni. Ci sono le classiche preferenze da poter selezionare tra cui rotazione istantanea, graduale, direzione del movimento in base alla visuale o direttamente col controller; insomma, le classiche funzioni che la maggior parte dei giochi dovrebbero avere. Una nota dolente riguarda invece il movimento. Probabilmente la scelta è stata fatta per offrire una tipologia di combattimento più strategico è incentrato sulla schivata ma, per qualche strano motivo, la camminata parte molto lentamente e tende a velocizzare di poco dopo alcuni secondi, come se fosse auto impostata una velocità graduale. La cosa non è modificabile attualmente e anche se da un lato potrebbe risultare utile per potersi godere tutti gli elementi della mappa, d’altro canto rende l’esplorazione un po’ lenta e i combattimenti esclusivamente incentrati sulla schivata. A parte questo e qualche leggero rallentamento nel caricamento di scenari, tutto procede in modo fluido.

Lo studio Ucraino ripete diverse volte che il loro obiettivo è quello di rendere l’esperienza di realtà virtuale quanto più vicina al realismo, attingendo direttamente all’esperienza umana. Questo fattore è molto evidente durante tutta la durata del titolo, ed in questo caso è stato fatto decisamente centro. Durante il percorso ci si trova a passare in ambienti chiusi con elementi che non possono essere sfruttati e che inducono subito a pensare che manchi qualcosa, una sensazione strana e che lascia un po’ esterrefatti. Successivamente si passa all’interno di scenari dove veniamo assaliti da robot di diverse tipologie, ad ambienti esterni e luminosi, che ricordano Borderlands e No Man’s Sky. Il gameplay risulta riuscito, si passa dai combattimenti contro i robot fino a sezioni di hackeraggio armati di tablet, che analizza messaggi audio per trovare password che poi serviranno ad aprire delle porte.

Molto interessante il combattimento, che mette in ballo la possibilità di generare due armi con il grilletto sinistro. Come in Robo Recall, tutto si basa sul creare l’arma, sparare, buttare e ricreare, non si possono prendere le armi dei nemici né ricaricare la propria arma, ma la personalizzazione è molto interessante. È possibile personalizzare le armi a nostra disposizione utilizzando delle mod che cambiano la tipologia di danno e bonus d’attacco. Alcune delle armi utilizzate fungono anche da strumento per affrontare i classici mini puzzle, come ad esempio un saldatore elettrico che ci servirà a sciogliere dei blocchi vicino ad alcune casse o un impulso che servirà a caricare dei generatori, ma le stesse possono essere utilizzate anche per fare danni. Insomma, si può dire che sul lato del gameplay la varietà dei nemici da affrontare, la possibilità di esplorare ambienti sempre diversi passando da una dimensione all’altra e piccoli accorgimenti come gli effetti di pioggia vanno a compensare senza problemi tutto il resto. Anche il poter scegliere tra tre difficoltà diverse fa capire come gli sviluppatori vogliano offrire una un’esperienza di gioco stratificata; la prima è dedicata a chi vuole dedicarsi all’esplorazione, la seconda è il classico livello normale, mentre la terza viene descritto come estrema e, di conseguenza, fiumi di nemici da affrontare in stile Rambo.

Svolto un buon lavoro per quanto riguarda le musiche di sottofondo che accompagnano sia l’esplorazione che i combattimenti. Qualche piccolo problemino riscontrato mentre si usano armi da fuoco, che va a compromettere la qualità dell’audio sovrapponendo i due suoni e a volte creando dei rumori fastidiosi, probabilmente dovuti a qualche mancanza di ottimizzazione.

Parlando dei nostri cari amici robot dagli occhi rossi, c’è da dire che l’intelligenza artificiale non risulta tra le più brillanti viste in VR, anche se la varietà dei nemici va a diminuire sensibilmente la problematica. I classici soldati in prima linea sparano proiettili che lasciando la scia in stile Matrix, robot spadaccini che con un teletrasporto a destra e sinistra schivando i proiettili, super soldati robot con armi pesanti; lenti nei movimenti ma devastanti. Ce n’è davvero per tutti i gusti.

Dopo aver passato diverse ore su Boiling Steel devo dire che l’esperienza creata dalla Mirowind non è affatto male. Più di una volta mi sono sentito nei panni di Chappie, l’androide del film omonimo, soprattutto quando nel gioco si torna al centro di comando sotto forma di ologramma. La storia è raccontata molto bene, ed elementi come il vento sulle piante danno realismo al tutto.La varietà di gameplay offre a mio parere un’esperienza più che soddisfacente, il lato hacker è molto divertente e passare attraverso gli stargate da ambienti cupi a spazi aperti da una piacevole sensazione. Per chi ha voglia di esplorare diversi mondi picchiando robot, risolvendo enigmi leggeri ed esplorando ambienti sempre diversi in chiave estetica Borderlands/No Man’s Sky consiglio di vivere questa esperienza. Boiling Steel vi richiederà diverse ore di gioco senza troppi problemi a patto che non vi dia noia la velocità di camminata graduale lenta e la possibilità di muoversi velocemente solo sfruttando gli scatti.

Boiling Steel è disponibile dal 5 Dicembre 2019 al prezzo di 19,99 su Steam, compatibile con Oculus Rift, HTC Vive, Valve Index e WMR.