Under Cover | la recensione | Meta Quest

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Giocato su Meta Quest 3

Under Cover è il gioco che stavo aspettando da anni, di quelli che ce ne vorrebbero almeno uno al mese per farci tutti contenti, fino alla fine dei nostri giorni. Questo perché la realtà virtuale si è sempre prestata molto bene al concept da light-gun shooter come si facevano una volta, da Time Crisis a House of the Dead, per passare a Virtua Cop e Point Blank. E quindi ci siamo sempre chiesti: perché non arrivano porting a palate di queste vecchie glorie su Meta Quest? E come noi se lo devono esser chiesti anche gli amici di Sigtrap, che escono tra due giorni con uno dei prodotti più divertenti della stagione, e che deve tutto a quelle grandi perle sopracitate.

Nei panni di una di due agenti infiltrate dentro a una corporation malvagia, il nostro scopo è quello di sparare a tutto quello che si muove senza farci ammazzare, cercando di arrivare alla fine del livello nel minor tempo possibile, e col maggior record sul tabellone di fine stage. È esattamente quell’idea dello shooter da cabinato che oggi si è un po’ persa, e che rivive in maniera a dir poco gloriosa dentro alla scocca di Meta Quest, attraverso tutti i dettagli che ci avevano fatto innamorare dei titoli di Sega, Namco e così via. Ma quali sono questi elementi che riescono a funzionare così bene, anche in realtà virtuale?

Intanto il sistema di movimento. In Under Cover il percorso sarà già deciso all’inizio di ogni livello, tanto che il personaggio si muoverà da solo di punto in punto, attraverso un teleport automatico che vorrei trovare più spesso dentro a FPS dalla stessa formula. Non ci dovremo quindi mai preoccupare di dove andare, di scegliere tra movimento fluido o teleport, della vignettatura anti motion sickness: in Under Cover il movimento è già prestabilito, e non restituisce di conseguenza il minimo accenno di chinetosi. La nostra concentrazione rimarrà quindi al centro per cento sulle sparatorie, e – amici e amiche – che sparatorie! Lo shooting di Under Cover è veloce, soddisfacente e carnale, proprio perché riesce a replicare con grande eleganza le sensazioni che provavamo con i cabinati e il loro feedback. Partiremo con una semplice pistola per poi trovare power-up un po’ ovunque, che ci daranno accesso a mitragliatrici, fucili a pompa e così via, da utilizzare per qualche secondo per sprigionare tutta la nostra forza distruttiva. Ma l’elemento più brillante dell’intera operazione è forse l’adattamento del classico sistema di coperture.

Ai tempi c’era un pedale, che ci permetteva di coprirci o uscire allo scoperto per eliminare i nemici, ma oggi, grazie alla realtà virtuale, abbiamo a disposizione la nostra fisicità. C’è solo un problema: continuare a far su e giù con il corpo è faticoso, e una partita ad Under Cover avrebbe rischiato di trasformarsi in una sessione intensa di squat. Sigtrap trova quindi una soluzione a dir poco brillante: anche se ci abbasseremo di pochi centimetri il personaggio andrà in copertura e ricaricherà l’arma. Di conseguenza, Under Cover ci restituisce la fisicità necessaria per godere a pieno un videogioco in realtà virtuale, senza lo sforzo di avere a che fare costantemente con movimenti che – dopo pochi minuti – potrebbero portarci a voler chiudere la partita causa stanchezza. Chiaramente esiste anche la possibilità di giocare da seduti andando in copertura con un tasto: un meccanismo che funziona bene, ma che toglie un po’ immersività all’esperienza.

Ed è quindi naturale che Under Cover funzioni così bene, perché ha davvero tutto quello che vorrei vedere in eventuali porting VR dei grandi light gun shooter del passato, soltanto attraverso un’estetica nuova, personaggi inediti e un racconto discretamente originale. Se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo, però, è proprio questo nuovo immaginario che non risulta completamente centrato. L’art direction è ottima, così come le protagoniste, il problema è che i livelli e i nemici non riescono a dimostrare una grande varietà di contenuto nelle circa tre ore necessarie a portare a termine la campagna, e questo è un po’ un peccato.

Non spaventatevi comunque per la longevità: il genere prevede che le run durino circa un’oretta, ed è già tanto che in quel di Sigtrap si siano sforzati di raggiungere una longevità tale, divisa per la quindicina scarsa di livelli disponibili a oggi. Il fulcro nell’esperienza sta nei punteggi, e – soprattutto – nella rigiocabilità in compagnia.

Un altro grande pregio di Under Cover è infatti la possibilità di giocare tutta la campagna insieme a un amico o un’amica online, dove ognuno dei partecipanti vestirà i panni di un’agente, attraverso due route ben distinte. Purtroppo i movimenti del corpo del nostro compagno non si dimostrano mai al livello di quelli visti in Dungeons of Eternity, ma è anche vero che raramente – come in quel caso – abbiamo assistito a una trasposizione realistica 1:1 dei movimenti durante l’online.

Under Cover è una lettera d’amore agli sparatutto da cabinato, un gioco divertentissimo, un tipo di esperienza di cui ho sempre più bisogno in realtà virtuale, e che vanta – a oggi – pochissimi esponenti. È un titolo da acquistare a tutti i costi se si è fan del genere, se si vuole un bel gioco arcade da giocare in solitaria, o se si sta cercando un nuovo titolo da godersi insieme ai propri amici online. Adesso vi prego, portatemi anche House of the Dead e tutti i suoi cloni.

Under Cover è disponibile dal 15 febbraio 2024 al presso di 24,99€

 




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