Caduto dalla finestra mentre giocava in realtà virtuale, ci crediamo?

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Quando muore un bambino di 8 anni è sempre una tragedia, qualsiasi sia la motivazione. Quando sbircio questo genere di notizie non ho mai il desiderio di approfondire l’argomento perché, essendo anch’io padre da poco, il solo pensiero mi strazia il cuore. Ma quando ho letto il titolo di questa “notizia”, lo cito per intero “Jacopo Bacis, caduto dalla finestra, giocava a un videogame di realtà virtuale”, notizia riportata non da un blog sconosciuto, ma da un famoso quotidiano, la tentazione di approfondire è stata tanta. E per la prima volta forse il modo in cui è stato riportato il fatto supera in termini di tragicità il fatto in sè.

Sappiamo che ormai da anni molti “giornalisti” per cercare il clickbait o per avere qualche minuto di notorietà anche da parte di chi di solito non li segue, si sono arruolati per una crociata contro il videogame indicato spesso come il capro espiatorio di morti più o meno violente. Visto che ormai è assodato che sempre dietro al videogioco si nasconde un problema psicologico ben più radicato, legato a situazioni familiari o ambientali, probabilmente ora si vuole puntare il dito verso la sempre maggiore immedesimazione che danno i videogames. E perché quindi non mettere in mezzo la tecnologia che più di tutte ci fa immergere in un ambiente virtuale, anche se non c’entra un cazzo? Riporto pari pari le parole del giornalista:

Prima di precipitare dalla finestra della sua cameretta, al terzo piano di un palazzo del centro storico di Arezzo, Jacopo, 8 anni, secondogenito dell’ex calciatore di Fiorentina e Genoa, il bergamasco Michele Bacis, stava giocando a un videogame con l’iPad. La conferma è arrivata da alcune indiscrezioni sulle indagini condotte dalla squadra mobile e coordinate dalla procura (pm Roberto Rizzo) di Arezzo. Il nome del videogioco non è stato reso noto. Si sa però che è un gioco dalla grafica raffinata e in prima persona (si ha la sensazione di vivere la scena) e appartiene alla categoria dei sandbox, ovvero un game nel quale il giocatore ha la possibilità di inventare obiettivi e dunque di personalizzare l’avventura. È un videogame stile realtà virtuale molto coinvolgente che ha avuto un grande successo in tutto il mondo… L’ipotesi investigativa è che, immerso nel gioco, Jacopo non si sia accorto (erano circa le 22) di essere troppo vicino alla finestra e abbia perso l’equilibrio precipitando da un’altezza di una decina di metri.

Al di là del fatto di dare sempre al videogame tutte le colpe (perché un bambino di 8 anni alle 22 stava ancora giocando ai videogiochi? Perché giocava vicino ad una finestra aperta senza parapetto? I genitori dov’erano?) la cosa grave è che l’autore dell’articolo dimostra di non sapere minimamente come funziona la realtà virtuale. Non voglio dilungarmi più di tanto su come si possa pensare che un bambino che probabilmente stava giocando a Pokemon Go con un tablet stesse giocando in VR. Spero solo che questo sia un caso isolato e che la realtà virtuale non diventi il nuovo pretesto per sparare a zero sui videogiochi. Approfitto dello spazio per fare le mie più sentite condoglianze alla famiglia di Jacopo.

Fonte: corriere.it

 




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