Gunman Contracts di certo non esce in sordina. Il progetto nasce infatti come mod di Half-Life: Alyx, diventata nel tempo una delle più conosciute e apprezzate dalla community grazie anche a trailer montati ad hoc, spettacolari e pieni di sparatorie ravvicinate. Il successo della mod ha convinto, ormai quasi quattro anni fa, il suo sviluppatore a trasformare quell’idea in un vero gioco. Ed eccoci quindi a Gunman Contracts Standalone, uscito in Early Access su Steam e giocabile sia in realtà virtuale sia… flat.

Anche nel caso non lo conosceste, il gioco fa capire subito questa commistione che mescola John Wick, Hitman e Max Payne. Interpretiamo qui il miglior killer professionista in circolazione, chiamato a intervenire contro un’organizzazione criminale nota come The Collectors. La trama non è particolarmente complessa, ma è comunque più presente di quanto ci si potrebbe aspettare da un titolo del genere realizzato da una singola persona. Segno che l’idea era comunque quella di creare un gioco ambizioso, che avesse capo e coda, e non semplicemente una grossa tech demo.

Le missioni ci vengono assegnate tramite smartphone, con una UI diegetica che non vedevo da un po’ in VR, e nel corso della storia dovremo trovare codici, aprire accessi e accedere a certe parti sempre con l’utilizzo dello smartphone. Alla fine il cuore dell’esperienza resta inevitabilmente sparare e poi pensare, ma almeno c’è un contesto di contorno che rende gli scontri, tra l’altro molto sanguinolenti, non completamente fini a se stessi.

Essendo, come detto, un Early Access, sono presenti soltanto tre contratti principali, ambientati tra una mansion fortificata, una zona industriale e un ristorante.

Le missioni sono anche ben costruite e, visivamente, il Source 2 fa un lavoro incredibile in VR, ma il tutto può essere completato abbastanza rapidamente. A seconda della difficoltà e del vostro stile di gioco, una singola missione può durare tra quindici e trenta minuti. Questo significa che chi vuole semplicemente seguire la storia e arrivare alla fine può vedere tutto in massimo due ore. È probabilmente il punto più importante da considerare prima dell’acquisto, considerando un prezzo attorno ai 25 euro, perché gran parte della longevità dipende dalla voglia di ripetere le missioni e provare approcci diversi, un po’ come succedeva in Hitman, appunto.

Fortunatamente, però, il sistema di combattimento è anche il motivo principale per cui si ha voglia di tornare a giocare. Le armi sono il fiore all’occhiello di Gunman Contracts: ben modellate, restituiscono una buona sensazione di peso e gli spari trasmettono un’ottima sensazione di fisicità nell’impatto. Nella versione attuale sono presenti 18 armi sbloccabili, tra pistole, mitragliatrici e fucili a pompa, oltre a coltelli, accessori e munizioni speciali. Completando missioni e sfide si guadagnano crediti da spendere per ampliare progressivamente l’arsenale.

Curiosamente, nonostante shotgun e armi automatiche siano divertenti, sono soprattutto le pistole a rappresentare l’anima del gioco. Entrare in una stanza ed eliminare rapidamente un bersaglio, alla John Wick, è esattamente il tipo di esperienza che Gunman Contracts vuole offrire.

Il sistema di ricarica permette inoltre di scegliere tra un approccio più fisico e uno più immediato. Possiamo afferrare manualmente il caricatore dal petto e inserirlo nell’arma, oppure espellere quello vuoto e portare semplicemente la pistola vicino al corpo per ricaricarla automaticamente, come fece Arizona Sunshine quasi dieci anni fa.

La difficoltà è tarata leggermente verso il basso, quindi, se vi sentite degli sparatori provetti da sempre, consiglio di provare già a difficoltà Hard. Io, che sono senza mani, mi sono trovato bene a Facile. Per chi avesse adorato Gunman Contracts nella sua versione mod, questa versione standalone offre però molte più possibilità fisiche che, appunto, non erano presenti in Alyx. Possiamo colpire i nemici con i pugni, usare coltelli e lanciare oggetti di diverso tipo. I nemici reagiscono inoltre in maniera diversa a seconda del punto nel quale vengono colpiti e un proiettile a una gamba può, per esempio, farli inginocchiare.

Sono dettagli che rendono gli scontri più fisici e convincenti, ma sono anche il punto nel quale emergono alcuni dei problemi tipici dell’Early Access. Può capitare che una mano rimanga incastrata o che gli oggetti non vengano afferrati come vorremmo. Nulla di drammatico, ma in un gioco così veloce anche un piccolo difetto di programmazione si nota subito.

Immancabile poi il rallenty, chiaramente ispirato a Max Payne e Matrix. Premendo un pulsante possiamo rallentare l’intera scena e trasformare qualsiasi sparatoria in una sequenza molto più cinematografica.

È spettacolare e perfettamente coerente con l’identità del gioco, ma sono indeciso se sia corretto che il rallenty rallenti anche i nostri movimenti o se avrei preferito continuare a muovermi alla velocità reale mentre il mondo si ferma. Pensando ai film e ai videogiochi, credo però che abbia senso fatto così, quindi lo accetto. Tra una missione e l’altra torniamo nella nostra base, chiamata The Hive, dove possiamo acquistare armi, modificarle e utilizzare diverse aree di allenamento. Sono presenti poligoni, percorsi di tiro, attività olografiche e classifiche online. Oltre ai tre contratti troviamo anche due modalità sfida, Takedown e Last Stand, distribuite su cinque mappe ricavate da sezioni delle missioni principali.

Dal punto di vista tecnico, Gunman Contracts è probabilmente uno dei titoli PC VR più interessanti usciti dai tempi di Alyx. Le armi sono ultra dettagliate, l’illuminazione funziona bene e alcune ambientazioni riescono realmente a farci invidiare molto poco le mod VR in Unreal Engine degli ultimi tempi. Siamo chiaramente sotto i livelli di Alyx, ma forse ci troviamo solamente un gradino più in basso. Va però considerato che Alyx era stato ottimizzato per girare praticamente ovunque, mentre questo, posso dirvelo, non lo è affatto.

Giocato con una RTX 5090 su Pimax Crystal Super OLED, con tutto al massimo, ho visto il PC decisamente sotto sforzo, come di solito mi capita quasi soltanto con le mod in Unreal Engine 5 tramite UEVR. Non ho bisogno di raccontarvi che uno schermo OLED ad altissima risoluzione sia il meglio che si possa desiderare. Vero, forse il cavo non si sposa benissimo con la dinamicità degli ambienti e con la necessità di dover spesso sparare davanti e dietro di noi, ma non si può avere tutto dalla vita.

Gunman Contracts Standalone è quindi un gioco molto facile da apprezzare e, se ci fosse un mercato florido, forse ancora non ve lo consiglierei senza riserve. Ma non uscendo letteralmente quasi niente, ed è anche notizia di questi giorni che Polyarc, i creatori di Moss, ci hanno lasciato,  sinceramente questo rimane uno dei pochissimi prodotti nativi VR che potete, e a questo punto quasi dovete, comprare se siete appassionati di realtà virtuale e non digerite le mod VR. Soprattutto quelle realizzate in vibe coding che stanno iniziando a uscire ultimamente…

 




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