Descrivere SUPERHYPERCUBE, titolo rigorosamente scritto in maiuscolo in quanto due superlativi in serie non parevano sufficienti, risulta difficile come lo sarebbe fare la recensione di Tetris. Essendo vecchio abbasta, ne ricordo un paio di cartacee ed era piuttosto difficile per il redattore del tempo coglierne lo spessore, per una delle idee più giocate, imitate ed iconiche della storia dei videogiochi. Non voglio con questo dire che ci troviamo di fronte ad un lavoro di analoga portata storica, ma di certo la produzione Kokoromi/Polytron ne condivide l’innata semplicità ed efficacia.
Sebbene possiate giocarlo nel modo a voi più congeniale, il gioco nasce per una fruizione da seduto. I due controller di movimento sono utilizzati per i loro tasti: la croce sinistra ruoterà la figura nelle direzioni alto-basso, sinistra-destra, mentre i due grilletti sono destinati alla rotazione oraria ed antioraria. I bottoni restanti, con una metafora tratta dal controller della PS4, useranno sul touchpad del Vive i relativi quadranti come se fossero tasti del controller Playstation. Dopo un paio di partite di assestamento il tutto funziona a dovere, ma non aspettatevi dell’interazione diretta con oggetti afferrabili, non è un progetto nato per l’handtracking.
SUPERHYPERCUBE è evidentemente un gioco di nicchia, visto che non tutti concepiranno di usare un sistema avanzato qual è la realtà virtuale per un rompicapo arcade alla Tetris. Nonostante ciò, anzi in forza di questa essenzialità degna di un coin-op di inizio anni ’80, la produzione risulta geniale ed iniziatica, di gran classe nonostante il nichilismo grafico. Come già descritto nella nostra anteprima, Kokoromi nasce con la finalità di promuovere il videogioco quale forma artistica: direi che l’obiettivo è stato pienamente raggiunto.
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