Quando uscì il primo Demeo, ricordo perfettamente l’euforia scaturita da un titolo simile: un’impostazione da gioco da tavolo focalizzata sul PvE con un gameplay che richiamava grandi classici come HeroQuest o l’intramontabile Dungeons & Dragons. Negli anni, Demeo ha costruito una community solida, introducendo aggiornamenti costanti e novità come la modalità “flat” per schermi tradizionali, allargando così il proprio bacino d’utenza. Data la somiglianza con i board game citati, il passo successivo per Resolution Games non poteva che essere un titolo su licenza ufficiale D&D. Oggi analizzeremo i pro e i contro del nuovo Demeo x Dungeons & Dragons: Battlemarked.
Battlemarked si presenta fin da subito con basi solidissime, ereditando il gameplay collaudato del predecessore e arricchendolo con la lore di D&D. Una volta avviata una delle due campagne disponibili, potremo scegliere tra sei classi iconiche: Paladino, Mago, Arciere, Bardo, Ranger e Ladro.
Le campagne offrono una narrazione completabile in circa 10 ore, anche se la durata può variare sensibilmente in base all’abilità del giocatore o al tempo speso a discutere la strategia con i compagni di squadra. Durante l’avventura saremo chiamati a prendere decisioni che possono influenzare l’esito del viaggio e, come da tradizione, dovremo affidarci alla “Dea Bendata”: oltre al classico dado di Demeo, fa infatti la sua comparsa il celebre d20.
È bene precisare, però, che non bisogna aspettarsi una profondità ruolistica alla Baldur’s Gate 3: Battlemarked vuole essere, prima di tutto, un gioco da tavolo digitale. Le aree non sono esplorabili oltre i confini del tabellone e spesso fungono da semplici arene. Tuttavia, questo non è un difetto, bensì un punto di forza: il gameplay risulta appagante e, a tratti, persino più bilanciato rispetto all’originale.
Le due campagne fondono sapientemente l’anima dungeon crawler di Demeo con l’universo di D&D. Una volta terminate, è possibile cimentarsi in quattro Dungeon One-Shot, avventure più brevi ideali per essere concluse in una singola serata. Tutte le modalità supportano il multiplayer fino a quattro giocatori. Resolution ha inoltre già annunciato l’arrivo di nuove campagne nel corso del 2026.
Per chi non avesse mai giocato al primo capitolo, il sistema è a turni: la squadra è composta da quattro eroi le cui abilità sono gestite tramite un mazzo di carte. Tra queste troviamo consumabili (trappole, pozioni) e abilità specifiche che richiedono tempi di ricarica. Il gioco è intuitivo e immediato da apprendere, ma richiede molte ore di pratica per essere padroneggiato al meglio.
Ho testato il titolo su Meta Quest 3, dove gira fluidamente senza alcun tipo di incertezza, anche in sessioni prolungate di tre ore con chat vocale attiva e avatar fluttuanti. Lo stile grafico cartoon e le animazioni essenziali (essendo pedine, i personaggi sono statici) favoriscono un’ottima ottimizzazione. Anche su PC i requisiti non risultano elevati, segno di una grande scalabilità hardware. Nota di merito per le versioni PC e PS5: l’acquisto include la possibilità di giocare sia in modalità Flat che VR.
Nonostante le ottime premesse, il gioco presenta alcuni difetti che speriamo vengano corretti in futuro:
-
Personalizzazione limitata: Le classi sono predefinite e non è possibile creare un proprio personaggio da zero, elemento che dovrebbe essere il cuore di un’esperienza D&D. Anche la personalizzazione estetica è ridotta a pochi colori, un passo indietro rispetto alla possibilità di “dipingere” le miniature vista nel primo Demeo.
-
Progressione dei compagni: I personaggi non scelti direttamente dal giocatore non salgono di livello, rendendo complicata la gestione del party nelle fasi avanzate, specialmente per chi gioca in single-player.
-
Localizzazione: Manca purtroppo la lingua italiana, il che potrebbe rappresentare un ostacolo per chi non ha dimestichezza con l’inglese.
In definitiva, Demeo x Dungeons & Dragons: Battlemarked rappresenta la naturale evoluzione della formula vincente di Resolution Games. Tuttavia, il gioco non è privo di “peccati di gioventù” che lasciano un retrogusto agrodolce. Se da un lato l’esperienza multiplayer è appagante, dall’altro la gestione della squadra in single-player e l’assenza di un editor dei personaggi limitano quel senso di immedesimazione che un marchio come D&D dovrebbe garantire. Anche l’assenza della lingua italiana, in un titolo così ricco di testi e abilità, rimane uno scoglio non indifferente per il nostro mercato. Siamo di fronte a un’ottima base che, con i futuri aggiornamenti già promessi per il 2026, potrebbe facilmente puntare più in alto.

Iscrivetevi al nostro canale Discord per restare sempre aggiornati sulle ultime novità e stare in compagni di appassionati come voi!
Link: Gruppo VR-ITALIA











