WRATH: Aeon of Ruin Brutal Edition VR – ritorno al passato, in chiave moderna

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Prima di parlare di WRATH: Aeon of Ruin in questa sua nuova Brutal Edition in VR, è importante che capiate chi c’è dietro. Perché questo non è semplicemente “un altro boomer shooter in VR”. È un progetto pubblicato da 3D Realms, sviluppato originariamente da KillPixel Games e ripreso in mano da Flat2VR Studios e Team Beef. Originariamente costruito sul motore di Quake, questo full port è stato riscritto in Unity e migliorato in tutti i suoi aspetti per essere la miglior versione di sempre del gioco. E questa cosa non è solo un dettaglio tecnico: è una dichiarazione d’intenti. WRATH: Aeon of Ruin VR Brutal Edition non vuole sembrare un gioco anni ’90… vuole proprio esserlo, ma con una sensibilità moderna e future proof nel miglior modo in cui un gioco di quel tipo possa essere giocato oggi, cioè in VR.

Nel gioco vi ritrovate nei panni dell’Outlander, un personaggio che non viene introdotto con grandi spiegazioni, ma buttato dentro un mondo che sembra già morto da secoli. Navi distrutte, coste deserte, architetture che sembrano appartenere a civiltà crollate su sé stesse. E poi c’è questa figura, lo Shepherd of Wayward Souls, che vi assegnerà la vostra missione di vita: eliminare i Guardians of the Old World.

E da qui capite subito una cosa: questa non è una storia che vuole essere raccontata, è una storia che vuole fare da sottofondo al suono del vostro arsenale.

Non aspettatevi dialoghi, cutscene o spiegoni. WRATH funziona più per sensazioni. Il protagonista è quasi un simbolo, più che un personaggio. Non ha una vera identità, non ha un arco narrativo. È uno strumento. Una presenza. E questo si lega perfettamente al mondo di gioco.

Perché WRATH costruisce un universo completamente dominato da un senso di decadenza. Non è il classico inferno demoniaco di Doom, non è neanche il gothic industrial di Quake. È qualcosa di più strano, più alieno. Un mondo che sembra sospeso tra religione, carne e rovina. Tutto sembra antico, ma non in senso storico… in senso cosmico. Come se steste camminando tra i resti di qualcosa che esisteva molto prima di qualsiasi cosa possiate comprendere.

E questo tipo di atmosfera regge il gioco anche quando la narrazione è praticamente assente.

Poi però WRATH è soprattutto uno shooter, e quindi arriviamo alle armi… e alle armi in VR. Questa non è una mod. Il gioco è stato riscritto completamente per essere più moderno, con tutte le ottimizzazioni e i bilanciamenti, seguendo i feedback della community. E quando vi dico che è la migliore versione del gioco di sempre, non scherzo.

Ora in VR, le lame che brandivate inizialmente nella versione flat possono essere fatte vibrare in aria e smembrare i nemici con un gore ancora più marcato rispetto al gioco originale. E non solo: è presente il dual wielding, inedito, che rende il gioco ancora più unico nel suo genere. Il sistema di controllo completamente rivisto vi permette di passare dalle lame alle pistole, e la selezione delle spells e delle armi a rallenty aggiunge quel tocco di unicità che ricorda DOOM VFR, pilastro VR dei boomer shooter.

Il gioco non ha le solite armi old school. Ogni arma ha una sua identità molto precisa, sia visiva che nel gameplay. La Ruination Blade non è un’arma melee messa lì per obbligo: è centrale. Vi spinge ad avvicinarvi, a rischiare, a giocare in modo aggressivo.

E questo è un tema che torna sempre: WRATH non vuole che giochiate in modo difensivo. Vuole movimento, vuole pressione, vuole che entriate nella carneficina dell’arena. Ed è proprio questo che in VR fa la differenza.

Anche la ricarica delle armi, diciamo, più tradizionali in VR ha comunque il suo senso: dovete fare il gesto corretto per inserire il caricatore nel revolver, nel fucile ecc.. e il gioco non vi perdona se vi distrarrete e non resterete concentrati sull’azione.

Dove magari il gioco non è perfetto, e non dipende dal porting VR, è nel bilanciamento. Alcune armi finiscono per essere più utili e funzionali di altre, e in certi momenti non averte davvero motivo di usare tutto l’arsenale. Però nel complesso il gunplay è solido, pesante e soddisfacente. E per un gioco del genere, è fondamentale.

Ma il vero cuore di WRATH, quello che lo definisce davvero, è il level design, che si discosta fortemente dagli altri giochi del genere. Questo perché le mappe sono enormi. Ma non enormi “alla Doom Eternal”, con arene controllate, enormi nel senso labirintiche, piene di percorsi secondari, segreti, loop, scorciatoie.

E quando funziona… è incredibile. Avete quei momenti in cui vedrete una struttura o un castello in lontananza e, dopo venti minuti, ci arriverete davvero. Oppure aprirete una scorciatoia per capire finalmente come tutto si collega.

Però allo stesso tempo WRATH esagera. Alcune mappe sono talmente lunghe che rischiano di diventare stancanti. Non tanto perché siano brutte, ma perché la tensione si diluisce. Vi perderete, tornerete indietro non capendo dove andare… e il ritmo potrebbe andare a scemare.

E quindi il level design è sia il suo punto di forza, sia uno dei suoi limiti principali. Se vi piace esplorare, perdervi, cercare segreti… lo amerete. Se volete qualcosa di più diretto… potreste trovarlo pesante.

Forse in VR avrei preferito livelli più piccoli, dato lo sforzo maggiore rispetto alla versione flat. Ma non credo sarebbe stato saggio, in questo porting, dividere le mappe in parti più piccole. Il lavoro fatto da Team Beef merita comunque un applauso per aver reso fresco e moderno un boomer shooter che forse aveva già concluso il suo ciclo vitale.

Anche dettagli come il menu, gestito direttamente dal Journal che terrete in mano, mostrano il livello di cura con cui Flat2VR Studios ha realizzato questo porting… o meglio, questa vera e propria conversione totale in VR. L’unica vera pecca del gioco, che però non dipende dal port VR, sono le boss fight. Sono poche e non aggiungono molto all’esperienza. Non sono memorabili nel senso moderno del termine. Non hanno pattern particolarmente complessi né una costruzione spettacolare. Funzionano più come climax atmosferici, come chiusura di un percorso. Arrivano dopo livelli lunghi, lunghissimi, impegnativi… e il boss è quasi il sigillo finale.

E quindi, tirando le somme, WRATH: Aeon of Ruin è un gioco con una personalità fortissima se giocato in VR e che non dovreste lasciarvi scappare se siete, o siete stati, amanti dei boomer shooter. Non è perfetto, anzi: ha dei momenti in cui si perde nella sua stessa ambizione. Però è uno di quei titoli che non cerca di piacere a tutti. È un gioco che in VR vi chiede tempo e una certa predisposizione a quel tipo di design vecchio stile: più lento, più dispersivo, ma anche più immersivo. E quando entrerete nel suo ritmo vi renderete conto che questa Brutal Edition non sta cercando di essere moderna, sta cercando di essere…. eterna! Il voto sotto considera soprattutto la qualità del porting eccellente di team beef, senza la quale  Wrath faticherebbe a entrare in una qualunque top 50 dei miei boomer shooter preferiti. Quello che ci portiamo dietro da questo esperimento è che davvero abbiamo necessariamente bisogno che tutto lo scibile dei boomer shooter rivenga riproposto nella sua migliore forma, ovvero questa. Quindi vorrei che venisse dato il via a: Blood, Blood 2, Hexen, Heretic, Soldier of fortune, Unreal, Unreal 2004, Kiss: Psycho Circus, Golden Eye, Perfect Dark, Red Faction, King Ping, Sin… serve che continui?
Vi lascio anche la video recensione per vedere il gioco in movimento, al momento solo in inglese, ma il testo lo avete già letto qui.  LINK: https://www.youtube.com/watch?v=DpxATjfSWeg

 

 

 




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